I sacrifici per accoppiarsi

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Ormai possiamo affermare con certezza che l’accoppiamento sia il fine ultimo di quasi tutti gli esseri viventi, in altre parole, molti animali vivono per riprodursi, in questo atto convogliano la maggior parte delle loro energie e si espongono a rischi da cui normalmente starebbero alla larga. In questo articolo analizzeremo la riproduzione dal punto di vista del fine ultimo che questo atto ha, discuteremo della necessità di questo comportamento e vedremo qualche esempio di adattamento estremo finalizzato alla riproduzione.

Partiamo con una domanda generale: perchè gli animali si riproducono? La necessità di accoppiarsi si manifesta in maniera innata negli animali, nessuno deve spiegare loro come fare e quando farlo, il loro orologio interno li informa sul periodo esatto e il loro istinto li guida nelle azioni dell’atto sessuale, tutto questo per garantire la sopravvivenza della specie, infatti generare una prole è l’unico modo per proiettare i propri geni nel futuro. E’ importante sottolineare il ruolo chiave che viene svolto dall’istinto, infatti la maggior parte degli animali non è in grado di comprendere il concetto di salvaguardia della propria specie, il loro interesse si limita a se stessi e ai pochi individui del branco o ai familiari, se non ci fosse l’istinto a guidare gli animali nel processo dell’accoppiamento, probabilmente essi non spenderebbero così tante energie per poterlo attuare.

La riproduzione animale può essere di diversi tipi: sessuata o asessuata. In questo articolo ci concentreremo più che altro su quella sessuata poichè è quella che riguarda maggiormente gli animali, mentre quella asessuata riguarda principalmente i microrganismi come batteri e protozoi. La riproduzione sessuata necessita di due individui di sesso opposto (maschio e femmina) che devono incrociarsi per permettere l’incontro dei loro gameti. Non ci dilungheremo sulle modalità dell’incontro dei due tipi di cellule e non entreremo nel dettaglio per evitare di dilungarci troppo, ciò che è importante sapere sulla riproduzione sessuale è che permette la formazione di nuovi individui che presentano metà del genoma della madre e metà del padre, in più nel processo di formazione dei due gameti avvengono meccanismi che aumentano ancora di più la variabilità del nuovo individuo.

Tutto questo per dire che l’individuo nato da due genitori uniti tramite riproduzione sessuata è diverso da entrambi, avrà un suo patrimonio genetico unico e questo, a lungo andare, porta ad una differenziazione degli esseri viventi ed ad una loro evoluzione verso forme di vita più complesse. Questo è un enorme vantaggio, basti pensare al fatto che la prima riproduzione apparsa sulla Terra fu quella asessuata e per tre miliardi di anni rimase l’unico metodo, portando alla diversificazione dei primi batteri, ma la grande spinta alla vita la diede la comparsa della riproduzione sessuata, grazie ad essa, in poco più di mezzo miliardo di anni sono comparsi tutti gli organismi complessi pluricellulari che siamo abituati ad osservare nel mondo. Gli svantaggi della riproduzione sessuale però non sono trascurabili, infatti è necessario spendere delle energie per ricercare un partner e spesso è necessario entrare in competizione con altri individui del nostro stesso sesso per potervi accedere, questa competizione sarà il focus di questo articolo.

In natura la lotta per il diritto ad accoppiarsi è tanto combattuta tanto quanto quelle per il territorio e per il cibo e solitamente viene svolta dagli individui maschi di ogni specie. La motivazione alla base della lotta esclusiva fra i maschi si crede che sia da ricercare analizzando “l’investimento” che ogni individuo compie nella riproduzione, le femmine possono essere fecondate una volta sola dopodiché dovranno partorire prima di essere di nuovo fertili, in più le femmine mettono a disposizione un solo gamete per volta. I maschi invece possiedono un’abbondanza di cellule germinali e questo dà loro la possibilità di fecondare diverse femmine. Le femmine disponibili sono quindi un tesoro prezioso ed i maschi si vedono costretti a lottare fra di loro per acquisire il diritto ad accoppiarsi.

Per fare ciò, i maschi sfoderano tutte le loro armi, molti animali sviluppano delle caratteristiche utili solamente all’accoppiamento, inutili quindi in tutte le altre situazioni della vita. Il primo esempio che portiamo è quello dei gorilla: questi primati sono erbivori ma possiedono dei denti canini notevoli, il che è strano perché i canini servono ai predatori per aggredire le prede, a cosa possono servire ai gorilla che si nutre di fogliame? Questi animali sfruttano la loro dentatura nelle dispute con i rivali, nella maggior parte dei casi vengono usati solamente per intimorire gli altri maschi, tuttavia a volte capita che vengano impiegati come armi. Per i gorilla però non è un grosso problema possedere questi denti, la formazione di un dente così grande può essere una spesa dal punto di vista energetico, però questi animali non sembrano affatto soffrirne il peso.

Ci sono dei casi in cui però, alcune caratteristiche che sono utili all’accoppiamento, risultano dei veri handicap nella vita quotidiana, l’esempio che portiamo è quello del cervo. I cervidi sono animali il cui sesso maschile sviluppa un ampio palco di corna, la cui grandezza e vistosità determina il maschio dominante. Come nel precedente caso dei gorilla, il palco dei cervi può essere sfruttato sia per intimorire i rivali ma anche per ferirli nel caso si decida di iniziare una sfida. Lo svantaggio di questa caratteristica è da ricercare nelle abitudini dell’animale, il cervo infatti, è un animale boschivo e quell’ingombrante palco di corna si incastra facilmente fra i rami, rendendo i maschi particolarmente goffi nelle fughe dai predatori.

Un altro esempio simile è quello dei pavoni: fra i maschi infatti si stabilisce qual è quello che avrà il diritto ad accedere alle femmine guardando quello che ha il ventaglio più colorato e più ampio, anche nel caso dei pavoni il ventaglio grande e vistoso è un vantaggio quando si parla di accoppiamento, tuttavia risulta un grosso svantaggio quando invece il maschio si trova a dover fuggire dai predatori. Intanto, essendo così vistoso, è più facile da individuare, ma ciò che è peggio è che, essendo così ingombrante, il suo ventaglio gli impedisce fisicamente di volare, rendendolo così una facile preda.

La domanda quindi sorge spontanea, perchè la selezione naturale ha premiato caratteristiche così svantaggiose in animali come pavoni e cervi? Semplice, la selezione naturale è una forza cieca a cui non interessa quanto sei bravo a procacciarti il cibo o a sopravvivere ai predatori, l’unica cosa che determina il successo di un individuo è determinato dalla quantità di prole che riesce a generare. Se le caratteristiche di un maschio sono irresistibili per le femmine o tali da renderlo superiore agli altri, esso si riprodurrà di più e avrà più successo rispetto ad un secondo maschio, anche se quest’ultimo riesce a trovare più cibo e riesce meglio a sfuggire ai predatori.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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