La solitudine di Nettuno

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Nettuno è l’ultimo pianeta del Sistema Solare ed ha ricevuto questo titolo dopo che, l’ormai ex ultimo pianeta Plutone, è stato declassato a “pianeta nano”. Nettuno è sempre stato un pianeta molto misterioso ed è da sempre oggetto di molte speculazioni da parte degli scienziati per via della scarsità di informazioni che si hanno su questo gigante gassoso. Nell’articolo di oggi parleremo del pianeta Nettuno, diremo ciò che lo caratterizza, ciò che lo differenzia dagli altri pianeti e parleremo della sua scoperta.

Partiamo proprio dalla sua scoperta, che è stata abbastanza travagliata e difficoltosa. Nettuno è stato l’unico pianeta del Sistema Solare ad essere stato ipotizzato tramite calcoli matematici prima di essere realmente osservato, la presenza di Nettuno è stata infatti prevista sulla base di cambiamenti inspiegabili nell’orbita di Urano. Questi cambiamenti indussero gli studiosi a credere che vi fosse, oltre Urano, un altro pianeta ancora sconosciuto, abbastanza grande da perturbarne l’orbita. Dopo questi calcoli, Nettuno fu finalmente scoperto, ciò che è incredibile è che, la posizione in cui venne rilevato, differiva di molto poco dal punto previsto.

Ma come mai nessuno era ancora riuscito ad osservare Nettuno? Il motivo che determina questa difficoltà di osservazione fu certamente la distanza, Nettuno infatti dista quattro miliardi e mezzo di chilometri dal Sole. Questa distanza siderale dalla nostra stella fa si che la luce che arriva fino al pianeta sia novecento volte meno intensa rispetto a quella che arriva sulla Terra, ciò rende Nettuno incredibilmente poco riflettente e quindi poco visibile. Nonostante questa difficoltà, Nettuno non sfuggì all’attento sguardo di Galileo, il quale riuscì a visualizzare il pianeta, ma lo scambiò per una stella fissa. Questo errore fu viziato dal fatto che il moto di rivoluzione di Nettuno è incredibilmente lungo, quindi allo scienziato parve come immobile.

Il pianeta infatti, essendo il più lontano dal Sole, è quello che risente meno della sua attrazione gravitazionale. Per questo motivo, dovendo controbilanciare una debole forza attrattiva, per rimanere correttamente sulla sua orbita, anche la forza centrifuga di cui Nettuno risente, deve essere bassa. Questa debole forza centrifuga può essere generata solo da un moto di rivoluzione a bassa velocità, se invece Nettuno orbitasse ad una velocità maggiore attorno al Sole, risentirebbe di una forza centrifuga tale da spingerlo ad abbandonare progressivamente il Sistema Solare.

La velocità di rivoluzione di Nettuno è così bassa e la sua orbita è così ampia che dal milleottocentoquarantasei al duemilaundici, ovvero centosessantacinque anni dopo la sua scoperta, il pianeta ha completato solamente un’orbita intera attorno al Sole. Un anno nettuniano è quindi lungo come centosessantacinque di quelli terrestri.

Tutti questi fattori, resero l’individuazione di Nettuno nel cielo molto difficoltosa, dopo molti calcoli però, gli astronomi del diciannovesimo secolo riuscirono a ridurre la zona di cielo da setacciare ad una piccola fetta. IL ventitré settembre milleottocentoquarantasei, lo studioso Johann Gottfried Galle, grazie a questi calcoli e dopo qualche decina di minuti di osservazione del cielo, individuò il pianeta. Dopo due settimane dalla scoperta di Nettuno, venne scoperto anche il suo satellite maggiore, Tritone, tuttavia nessuno degli altri tredici satelliti fu scoperto prima del secolo successivo.

Ciò che permise di incrementare notevolmente le informazioni in nostro possesso su Nettuno ed il suo sistema, furono le missioni Voyager. Il pianeta fu visitato dalla sonda Voyager 2 dopo che essa ebbe superato Giove, Saturno ed Urano, il raggiungimento di Nettuno venne sfruttato per ricevere la spinta sufficiente per spingersi anche verso Tritone ed osservare da vicino anch’esso. I dati raccolti su questa luna permisero di venire a conoscenza del fatto che, a differenza degli altri satelliti di Nettuno e di quelli degli altri pianeti, Tritone non si formò attorno a Nettuno, ma venne catturato dalla gravità dello stesso molto tempo dopo la sua formazione, questo fenomeno è tutt’ora unico nel Sistema Solare. Per questo e per molti altri motivi, la missione Voyager fu un vero successo e permise di acquisire una mole enorme di dati su un pianeta ancora praticamente sconosciuto e sui suoi satelliti.

Durante la missione vennero anche osservati per la prima volta gli anelli irregolari di Nettuno, ovvero anelli incompleti che alternano tratti formati da detriti e tratti di vuoto. La sonda permise anche di scoprire che Nettuno possiede un campo magnetico anomalo e molto intenso, simile a quello di Urano, ovvero molto inclinato rispetto al suo asse di rotazione.

Una volta terminata la missione Voyager però, rimase comunque difficile acquisire altre immagini e altri dati dettagliati su Nettuno, questo limite venne superato nel millenovecentonovanta quando avvenne un netto miglioramento nello studio del Sistema Solare, del pianeta dalla Terra e del cosmo, grazie al lancio del Telescopio spaziale Hubble. Il telescopio permise di scattare fotografie molto nitide di Nettuno e delle sue Lune e permise di evidenziare particolari dettagli sulla sua superficie.

Su Nettuno è stata evidenziata la presenza di fortissimi venti, quello che però è davvero ironico è che il nome di questo pianeta venne assegnato sulla base della somiglianza del colore della sua superficie con il colore del mare. Per questo motivo gli venne assegnato il nome del dio del mare. La presenza di questi venti però dovrebbe far riconsiderare la denominazione di questo pianeta, il quale, più che del mare dovrebbe possedere il nome del dio del vento. Questi venti sferzano la superficie di Nettuno a più di duemila chilometri orari, i più potenti del Sistema Solare, in più questi venti non sono tutti della stessa intensità e per questo motivo dividono la superficie del pianeta in anelli orizzontali che ruotano a velocità diverse.

La differenza fra la rotazione di ogni anello genera attriti alle estremità degli stessi che provocano la formazione di cicloni. Il ciclone più grande visibile sulla superficie di Nettuno è una tempesta chiamata “great dark spot”, è costituito da una macchia scura ed è grande come la Terra.

Nettuno è il quarto pianeta per volume ed il terzo se invece si considera la sua massa, questo perchè Urano è effettivamente più grande, anche se di poco, ma è meno denso, facendo sì che sia meno massivo di Nettuno. Il rapporto che Nettuno ha con Urano è particolare, infatti, oltre che per la loro somiglianza morfologica, essi sono uniti da interazioni molto specifiche. Come abbiamo già detto le loro orbite si influenzano in maniera apprezzabile, è infatti ciò ha permesso di rilevare la presenza di Nettuno, ma oltre al loro rapporto di reciproca attrazione, bisogna anche evidenziare il fatto che i due pianeti sono stati inseriti in una categoria tutta loro, ovvero quella dei “giganti ghiacciati”.

L’atmosfera di Nettuno è molto simile a quelle di Giove e di Saturno, infatti è composta principalmente da elementi semplici come idrogeno ed elio, oltre a ciò però, possiede anche maggiori dosi di molecole come acqua e metano, le quali, per via della temperatura, si possono trovare in piccoli aggregati allo stato solido. Le concentrazioni di metano presenti negli strati più esterni dell’atmosfera contribuiscono a conferire al pianeta Nettuno il suo tipico colore azzurro/blu. Differentemente da Giove e Saturno invece, l’interno di Nettuno è composto prevalentemente da sostanze solide ghiacciate e rocce, Queste caratteristiche, condivise con Urano, rendono questi due pianeti diversi dagli altri.

L’elevata presenza di carbonio nell’atmosfera di Nettuno, unita con la sua pressione molto intesa, circa dieci volte quella terrestre, fanno si che su Nettuno piovano frammenti solidi di materiali simili ai diamanti, forgiati dalle condizioni estreme del pianeta. Insomma, un pianeta prezioso!

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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