Nuovi mali

Avrete sentito tutti la celebre frase: “Una volta non c’erano tutte queste malattie”, soprattutto da un nonno o da una persona generalmente attempata che ha vissuto a cavallo tra due epoche diverse.

Effettivamente però i nostri vecchi parenti hanno ragione, una volta si contraevano molto di più alcuni tipi di malattie infettive come il vaiolo o il colera mentre ora quelle malattie sono scomparse grazie all’aumento dell’igiene e alle vaccinazioni ma sono state prontamente sostituite da una serie di disagi come il colesterolo alto, il diabete e i problemi di cuore. La problematica principale, a differenza delle malattie del passato, è che analizzando questa nuova serie di disturbi sembra che una parte importante della popolazione possa avere maggiori probabilità di svilupparne qualcuno.

Si parla proprio di una vera e propria predisposizione, la quale non garantisce in assoluto l’arrivo della malattia, ma rende le persone predisposte più suscettibili a fattori scatenanti che possono derivare dall’ambiente. Ma da dove arriva questa predisposizione? Spesso da geni. Vediamo in che modo.

Immaginatevi di essere un uomo di una decina di migliaia di anni fa, il cibo scarseggia e ci sono predatori molto più forti e pericolosi di voi in giro, è quindi necessario poter trarre il massimo guadagno in termini di nutrienti ed introito energetico da ogni pasto perché in un mondo selvaggio non si è mai certi di quando ci sarà ancora possibilità di nutrirsi. Ecco che si sviluppano quindi i cosiddetti geni avidi del metabolismo, ovvero geni che regolano il metabolismo in maniera tale da assimilare la maggior quantità di nutrienti possibili e poterli accumulare in tessuto adiposo o convertirli in colesterolo da rilasciare nel sangue.

Naturalmente al tempo le occasioni di fare una bella scorpacciata erano davvero rare nella vita di un individuo ragion per cui il grasso era quasi assente nei loro corpi ma il meccanismo funzionava bene perché l’assimilazione era così efficiente da assimilare praticamente ogni briciola. Alcuni di voi avranno già capito dove sta il problema: al giorno d’oggi l’alimentazione è cambiata molto in termini di quantità e frequenza, si mangia molto di più e molto più spesso.

Il risultato è che tutti quei geni che una volta ci aiutavano, massimizzando l’energia introitata con i pasti, ora ci danneggiano, provocano un accumulo di sostanze nel nostro fegato che non le riesce a smaltire, provocano un accumulo di colesterolo nel sangue che causa malattie cardiovascolari, provocano il diabete e altre patologie. Al giorno d’oggi siamo sovralimentati e con un metabolismo maledettamente minuzioso nel conservare ogni molecola. Come se non bastasse è cambiato anche il nostro stile di vita, ora siamo molto più sedentari rispetto a diecimila anni fa e consumiamo meno calorie rispetto ai nostri antenati perché siamo sempre alla scrivania, o a letto o a mangiare, facciamo poco movimento e non consumiamo le già troppe calorie che ingeriamo.

Un esempio più vicino sulla scala temporale rispetto agli uomini della preistoria è rappresentato dalla tribù nativa americana nota col nome di indiani Pima. I Pima possedevano una tipologia di metabolismo dettata dai geni avidi che li ha resi resistenti a diete povere di carboidrati, e soprattutto in grado di assimilare in modo efficiente cibi ad elevata concentrazione di componenti anti-nutrizionali.

Essi vennero scacciati dalle loro terre dai colonizzatori nel sedicesimo secolo e si videro confinati in una riserva che tutt’ora gestiscono per conto del governo degli Stati Uniti. Per ripagare la tribù impoverita delle proprie terre il governo ha stanziato un salario minimo per ogni individuo della tribù e ha costruito nella riserva una rete di servizi ed in particolare supermercati con cibi occidentali. A causa di questo cambiamento drastico nella dieta i popoli Pima americani soffrono di danni indiretti dovuti alla introduzione nella dieta di cibi inconsueti ed a forte contenuto calorico, come i carboidrati, che provoca una inconsuetamente alta incidenza di malattie glicemiche in particolare il diabete di tipo due.

Il fatto che i Pima siano la popolazione umana mondiale a maggiore incidenza di tale tipo di diabete sembra derivare dalla loro particolare struttura genetica. L’eccesso di carboidrati è un fattore scatenante di quelli accennati all’inizio dell’articolo, infatti le popolazioni Pima del Messico, con una dieta più strettamente tradizionale, povera in carboidrati raffinati, hanno una incidenza di diabete pressoché normale.

Ma come mai avviene tutto ciò? Perché come abbiamo evoluto queste capacità non le possiamo anche perdere? Semplice. Il cambiamento della dieta e l’avvento della tecnologia che ci sostituisce nelle mansioni faticose sono eventi molto recenti che hanno cambiato il nostro modo di vivere in davvero poco tempo. Possiamo dire che viviamo in uno stato di benessere da quasi due secoli ma duecento anni, evolutivamente parlando, corrispondono ad un battito di ciglia, l’evoluzione richiede tempo per agire, molto di più di quello che ha avuto fin’ora.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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