Il virus dell’ebola

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Siamo giunti al quinto articolo, nonchè penultimo, della serie “Virus Tales”. Nella precedente pubblicazione, che puoi trovare qui, ci siamo occupati del virus responsabile della sindrome nota con il nome di AIDS. Abbiamo detto che si tratta di una malattia molto pericolosa, tutti la conosciamo molto bene anche se molti di noi non ne sono affetti ed ormai, nell’immaginario collettivo, questa patologia rappresenta il male sceso in terra, se così si può dire. Nell’articolo di oggi parleremo di un’altra malattia virale che ha spaventato e ha fatto parlare molto di sé in questi ultimi anni, l’Ebola.

Così come le altre malattie che abbiamo elencato negli scorsi articoli, anche l’Ebola è provocata da un virus ed anche stavolta non ne esiste un tipo solo, bensì quattro diversi. Il più pericoloso di questi è il virus dell’Ebola Zaire, il quale sarà l’unico considerato in questo articolo, sia per non dilungarci troppo, sia perché tutte e quattro le varietà sono abbastanza simili fra loro.

Questo virus è relativamente recente, come HIV infatti, pare essersi originato solo nel secolo scorso a partire da un virus preesistente chiamato virus Marburg, questo prende il nome dalla città di Marburg, in Germania, dove fu isolato per la prima volta negli anni ’60. Questo virus venne identificato dopo un’epidemia di febbre emorragica trasportata probabilmente da scimmie infette, utilizzate come cavie per esperimenti. Tra il personale e gli addetti vi furono circa trentasette contagi. Nei decenni successivi vi furono diversi casi di infezione da questo virus, soprattutto concentrati nel continente africano, si ricordano casi in Kenya, nella Repubblica Democratica del Congo ed in Sudafrica. Solo tredici anni fa il virus Marburg fu isolato all’interno di una specie di megachirottero africano, il quale probabilmente rappresenta il serbatoio naturale del patogeno.

A fronte del ritrovamento di questi patogeni nei pipistrelli della frutta, si pensa che il virus Marburg sia stato trasmesso all’uomo tramite zoonosi, ovvero una malattia portata dagli animali e che, come nel caso di HIV, dopo un fenomeno di spillover, è riuscita a sviluppare una certa compatibilità anche con l’uomo. Il virus Ebola Zaire si è diffuso a partire dal virus Marburg, il quale è andato in contro a mutazione. Nonostante i numerosi studi e la somiglianza con il virus Marburg, ancora non sono stati definiti con certezza i serbatoi naturali del virus dell’Ebola. Sono state studiate decine di migliaia di specie diverse di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, artropodi e persino piante, ma nessuna presentava le caratteristiche idonee per fungere da riserva per questo virus. Nonostante ciò, il virus si presta invece molto bene ad infettare un vasto ventaglio di esseri viventi, come l’uomo, i primati, i bovidi e i perissodattili, ma l’elevata mortalità di questo patogeno impedisce a queste specie di fungere da serbatoio.

Come per il virus da cui si è originato, il probabile serbatoio del virus Ebola Zaire è stato immaginato nei pipistrelli della frutta, questo è dimostrato dall’assenza di segni clinici in questi animali una volta contratta l’infezione e questo fa si che essi possano trasportarla per lunghi periodi. I virus di questo tipo si diffondono ai loro molteplici bersagli tramite tutti i fluidi biologici di un organismo infetto, nessuno escluso. In più, questo virus è contagioso anche durante il suo periodo di incubazione, che può arrivare fino a tre settimane, questo rende le epidemie particolarmente pericolose poichè, di colpo, si potrebbero riscontrare un gran numero di casi.

Il contagio da parte di questo patogeno porta gli infetti a sviluppare una febbre definita “emorragica”. I sintomi di questa malattia, come già detto, compaiono improvvisamente e sono inizialmente abbastanza generali, come febbre alta, mal di testa, mal di gola e nausea. Quando però il virus comincia a diffondersi, progressivamente causa sintomi molto più gravi, come vomito, escrementi pieni di sangue e rash cutanei estesi. In questa patologia, la fase finale è quella in cui si verificano danni agli organi interni per via di una necrosi diffusa dovuta al mancato apporto di sangue, perso durante le emorragie. In questa malattia, la mortalità va dal cinquanta al novanta percento dei casi, per chi rientra in questa disgraziata percentuale, la morte sopraggiunge dopo circa una o due settimane dall’inizio dei sintomi.

La malattia è difficile da diagnosticare nei primi momenti, cioè quando ancora si può intervenire, e questo a causa dei sintomi molto poco specifici. In più, una diagnosi affidabile deve essere anche compresa di esami di laboratorio, i quali richiedono tempo che molto spesso il paziente non ha. Quando compaiono i primi sintomi, generalmente, è tardi per intervenire e questo perchè non abbiamo farmaci efficaci per combattere il virus, l’unica speranza che ha il paziente è quella di vincere la malattia da solo, tramite il suo sistema immunitario. L’unico intervento utile al malato è una terapia di supporto che permetta il mantenimento dei suoi parametri vitali abbastanza attorno alla stabilità, alcune di queste procedure possono essere: riadeguare il bilancio idrico e salino, arrestare il sanguinamento e contribuire all’ossigenazione del sangue.

Fortunatamente però, per via della velocità con cui la morte sopraggiunge e di quanto siano debilitanti i sintomi per il singolo individuo, risulta piuttosto improbabile che un virus come quello Ebola Zaire, possa generare una pandemia a livello globale. I pazienti infatti sarebbero costretti a letto, non sarebbero in grado di spostarsi e di diffondere la malattia, in più, questo virus non riesce a diffondersi per via aerea. L’unica accortezza aggiuntiva che i medici dovrebbero avere è quella nei confronti dei cadaveri, i quali continuano ad essere infetti anche diversi giorni dopo la morte. Da quando le malattie del genere Ebola hanno iniziato a diffondersi in Africa, si ritiene che abbiano ucciso più di quindicimila persone ed infettate più di trentamila.

Questo virus si è diffuso anche in Europa ma provocando solo sporadici casi di malattia che sono stati contenuti e limitati, questo grazie agli alti standard igienici che sono presenti nei paesi sviluppati. Questi privilegi però non si riscontrano nei paesi del terzo mondo, dove frequentemente le condizioni igieniche sono al di sotto della soglia di accettabilità, spesso sono presenti situazioni di malnutrizione ed i cadaveri non vengono gestiti correttamente per via dei rituali funerari compiuti dalle tribù residenti nell’Africa più selvaggia. Molte organizzazioni benefiche stanno cercando di aiutare queste popolazioni estremamente più sfortunate di noi, le quali si trovano costantemente a doversi guardare da un nemico invisibile che nemmeno riescono a vedere.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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