Il virus dell’AIDS

Siamo giunti alla quarta puntata della serie “Virus Tales”, nell’episodio precedente, che puoi trovare qui, abbiamo parlato del virus dell’influenza stagionale. Abbiamo cercato di chiarirne alcuni aspetti che lo rendono unico e speriamo di essere riusciti a fare luce sulle sue particolarità. Nell’articolo di oggi invece, andremo a parlare di un altro virus di cui tutti hanno sentito parlare almeno una volta nella vita, il virus HIV. Questo virus è molto noto e fa paura, in questo articolo cercheremo di spiegare il perchè di tutto ciò, parlando della sindrome che provoca e delle sue metodiche di infezione.

Come per i virus dell’epatite ed i virus influenzali, non esiste in realtà un singolo agente patogeno con il nome di HIV, bensì due, chiamati HIV 1 ed HIV 2. Entrambi questi virus sono derivati da ceppi prima responsabili di malattie riscontrate solo nei primati, purtroppo per noi però, questi patogeni hanno subito delle mutazioni e si sono trasformati in virus umani attraverso un processo che prende il nome di “spillover”. Il primo dei due ceppi di HIV noti, ovvero HIV 1, venne isolato per la prima volta nel millenovecentottantuno, gli scienziati che riuscirono ad identificarlo avviarono i loro studi per via di un sospetto aumento di casi di patologie tipiche di persone immunocompromesse. Il secondo ceppo, HIV 2, venne isolato per la prima volta cinque anni dopo.

Ma come si trasmette questo virus? Il virus si trasmette da uomo a uomo in maniera molto simile a quello dell’epatite C, ovvero tramite il contatto con il sangue di un individuo infetto, oppure con alcuni altri suoi fluidi, come ad esempio quelli sessuali. Questa modalità di contagio ci permette di individuare i soggetti più a rischio di contrarre questa malattia, cioè persone con rapporti promiscui, tossicodipendenti, ed in passato, prima che venissero istituiti dei controlli, anche persone sottoposte a frequenti trasfusioni. I primi casi di infezione da HIV conclamata furono riscontrati nelle comunità di omosessuali negli Stati Uniti d’America. HIV però possiede anche altre modalità di trasmissione, oltre a quelle già indicate per il virus dell’epatite C, infatti si può trasmettere anche attraverso il latte materno oppure quando il neonato viene a contatto con il muco vaginale della madre durante il parto.

Ciò che però rende il virus dell’HIV così particolare e temuto è che quest’ultimo infetta le cellule del sistema immunitario, in particolare alcune classi di linfociti fondamentali per la risposta del nostro organismo alle infezioni. Ma andiamo per gradi ed iniziamo a descrivere il percorso del virus partendo da cosa accade quando veniamo contagiati. Quando veniamo in contatto con il virus inizialmente non accade niente, i primi sintomi si possono osservare solo dopo qualche settimana di incubazione ma generalmente non sono mai gravi e sono molto aspecifici, come malessere generale e linfonodi ingrossati. Dopo questa prima fase acuta, l’infezione primaria cessa, perchè il virus è stato intercettato dalle cellule del sistema immunitario, le quali però, al posto di eliminarlo, ne vengono infettate. Il virus HIV integra il proprio genoma alle cellule deputate alla difesa del nostro corpo come, ad esempio, a quello delle cellule “con memoria”, ovvero particolari linfociti dalla vita media molto lunga poichè portatori della memoria immunologica.

Il fatto che, una volta effettuate le vaccinazioni, non ci si ammali più della malattia per la quale ci si è vaccinati, è merito di queste cellule con memoria, le quali si tengono pronte per un’infezione futura. HIV contagia anche queste cellule, integrando il proprio genoma ad esse ed entrando in un periodo di latenza che può durare anche anni. Il fatto che il genoma di HIV sia integrato all’interno di quello delle cellule con memoria, è il motivo per il quale non si guarisca mai da questa malattia, le informazioni del virus continuano ad essere contenute dentro le nostre cellule per sempre, finchè esse avranno vita.

Il periodo di latenza, che come già detto, può durare diversi anni, ad un certo punto si interrompe, il virus si risveglia, ed il suo genoma, contenuto nei nostri linfociti, si attiva e comincia ad esprimersi. Esprimendosi, il codice genetico di HIV favorisce la produzione di nuove particelle virali, le quali abbandonano la cellula ospite tramite gemmazione per andare ad infettarne altre. Il processo di gemmazione, a lungo andare, uccide le cellule con memoria, lasciando il nostro sistema immunitario non solo privo di memoria immunologica dalle infezioni o vaccinazioni passate, ma anche incapace di acquisire altre resistenze.

Abbiamo parlato dell’infezione da parte di HIV delle cellule con memoria, ma non sono le uniche a venire attaccate dal virus, sono infatti possibili bersagli anche le altre cellule del sistema immunitario, come per esempio i linfociti T helper. L’infezione da HIV causa un drastico calo del numero di linfociti nel nostro corpo e quando la loro concentrazione nel sangue scende sotto le trecento unità per millilitro, il nostro sistema di difesa collassa. A questo punto la nostra linea difensiva non è più in grado di proteggerci dai milioni di agenti patogeni che ogni giorno incontriamo ed il nostro organismo può andare incontro ad infezioni ricorrenti, le quali sarebbero state normalmente sconfitte senza difficoltà, ma che in questo caso possono portare anche alla morte. Questa condizione di immunodepressione da HIV è stata chiamata AIDS, che tradotto dall’inglese significa “Sindrome da Immunodeficienza Acquisita”.

Questo costante stato di debolezza è la conseguenza finale dell’infezione da HIV, la quale, può favorire anche l’avvento di forme tumorali o di infezioni opportunistiche, ovvero malattie che normalmente non si verificano con frequenza nell’uomo e si riscontrano solo in casi di sistema immunitario gravemente compromesso. HIV quindi è un virus molto subdolo, il quale non è in grado di uccidere direttamente i malcapitati che lo incontrano, ma è in grado di lasciarli completamente scoperti, eliminando le loro difese. Per tutti i motivi che abbiamo appena elencato, il tempo medio di vita a seguito di infezione da HIV è molto poco, alcune forme virali sono più aggressive, altre meno, tuttavia, in assenza di farmaci, si stima che il tempo medio di sopravvivenza si aggiri, nella migliore delle ipotesi, intorno ai dieci anni.

Quando HIV venne scoperto per la prima volta quarant’anni fa, era equiparabile ad una sentenza di morte, al giorno d’oggi però, esistono alcuni farmaci che sono efficaci e che consentono di mantenere il virus sotto controllo, evitando che si manifesti la sindrome da immunodeficienza. E’ importante comprendere però che da questo virus non si guarisce mai ed i farmaci servono solo per “tenerlo buono” e silente. Un infettato da HIV dovrà assumere questi farmaci per tutta la vita, con tutti gli effetti collaterali del caso, questo perchè, dato che i virus sfruttano i meccanismi cellulari per replicarsi, inibirli con dei farmaci equivarrebbe anche, in un certo senso, a frenare le attività delle nostre cellule.

Mettere in atto dei comportamenti che ci permettano di non infettarci è l’unica soluzione per rimanere sani, poichè purtroppo, al giorno d’oggi non è disponibile un vaccino. Questo virus è estremamente variabile, forse anche di più di quello dell’epatite C, e si stima che i virus prelevati dal sangue di un individuo infetto siano già diversi rispetto alla particella virale che lo aveva infettato in origine. Questa estrema variabilità rende impossibile la formulazione di un vaccino immunizzante efficace contro questa malattia, poichè il virus muterebbe subito e riuscirebbe ad eludere le nostre difese, tarate invece sulla versione del patogeno presente nel vaccino.

Sembra quindi che non ci sia scampo da questo virus, giusto? Incredibilmente, sembra che una piccola fetta di popolazione sia in grado di mantenere alti i livelli di linfociti nel sangue anche per molti anni dopo l’infezione, altri riescono a sopprimere il virus durante la sua replicazione, altri invece riescono addirittura ad impedire l’infezione iniziale, pur essendo stati ripetutamente esposti al patogeno.

Nonostante questi straordinari casi, stiamo comunque parlando di eccezioni, in realtà si stima che nel mondo ci siano circa trentasette milioni di persone contagiate da HIV e che ogni anno ne muoiano circa settecentomila. Il numero delle morti può sembrare impressionante, tuttavia sono stati compiuti grandi passi in avanti nella terapia di questa malattia, solo quindici anni fa infatti, morivano ogni anno un milione di persone in più rispetto ad oggi.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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