Il migliore amico dell’uomo

Il cane, da sempre ritenuto il compagno più fedele all’uomo presente in natura, in realtà allo stato brado non esisterebbe. Mi spiego meglio. Esistono dei canidi in natura, come il dingo o il licaone, che possono far pensare ad una evoluzione dei cani che noi oggi conosciamo, in realtà però, tutte le razze che ci affiancano nella vita di tutti i giorni non esisterebbero se non esistesse l’uomo.

Una o due decine di migliaia di anni fa esistevano solo i lupi grigi, ed esistono tutt’ora, essi temevano ed evitavano l’uomo che possedeva le armi e il fuoco per scacciarli… La paura era quindi un sentimento primordiale molto forte e radicato nei lupi che gli consentiva di non cadere in trappola.

Chimicamente parlando, la paura è data da alti livelli di adrenalina nel sangue, adrenalina la cui quantità viene percepita da recettori che permettono al cervello di entrare nello stato di “paura”, se così possiamo definirlo. A causa di mutazioni casuali e rare però, alcuni lupi grigi, a parità di pericolo, avevano livelli di adrenalina nel sangue più bassi e questo li portò a temere di meno l’uomo, ad avvicinarsi di più ai suoi insediamenti a volte rischiando la vita, altre volte, guadagnandosi la sua fiducia.

Il lupo grigio si fece così addomesticare, rinunciò alla sua libertà in cambio di un pasto sicuro e frequente, aiuòa l’uomo nella caccia e nella difesa dei villaggi in cambio del diritto ad accoppiarsi, acquisì sempre nuove mansioni come quella di proteggere il bestiame, proteggere i bambini… Insomma acquisì molte funzioni e strinse un legame forte con l’essere umano che lo sfruttò come forza lavoro e per le sue caratteristiche invidiabili come l’olfatto.

Naturalmente molte altre mutazioni casuali si susseguirono a carico dei lupi addomesticati, non riguardanti solo l’atteggiamento ma anche particolarità fisiche, come la mole, il colore o la lunghezza del pelo. L’uomo si accorse che, mano a mano cominciavano a crearsi intorno a lui diverse versioni del suo fidato compagno, alcune più grandi e forti altre più piccole ed agili, alcune più belle e gradevoli ma inadatte al lavoro, altre meno estetiche ma più robuste.

L’uomo iniziò quindi a distribuire le mansioni in modo che venissero svolte dall’animale con le caratteristiche più consone, isolando le varie versioni di lupo in piccoli gruppi in modo che le caratteristiche che li rendevano utili potessero essere conservate e amplificate senza andare disperse. Per usare un termine scientifico l’uomo ha “selezionato” gli individui con le caratteristiche che potevano tornargli utili, in mezzo a tutte le possibilità che il caso aveva generato.

Questo è un esempio, forse il più famoso, di selezione artificiale, un processo che porta alla diversificazione di una determinata specie sulla base delle necessità dell’uomo, che ne risulta essere l’autore. La selezione artificiale ha molto in comune con la selezione naturale, come differenze però si riscontra innanzitutto che la prima avviene molto più rapidamente, in secondo luogo la selezione artificiale è frutto di un disegno intelligente, ha un obiettivo preciso mentre quella naturale è principalmente frutto del caso.

In dieci o ventimila anni quindi, l’uomo ha creato il cane a partire dal lupo, questa rapidità nella creazione di questa nuova specie dimostra anche l’estrema somiglianza nel DNA di tutte le razze canine e spiega l’interfecondità fra di esse. Dal punto di vista del genoma infatti un chihuahua è difficilmente distinguibile da un pastore tedesco.

Ci sono altri esempi che si possono fare riguardo l’intervento dell’uomo sugli organismi viventi, come quello dell’allevamento e dell’agricoltura: l’uomo ha accuratamente scelto e premiato quei capi di bestiame che fossero in grado di produrre più latte o di poter dare più carne una volta uccise, o ancora, l’uomo ha selezionato quelle varietà di vegetali che producessero dei frutti migliori, che fossero più coltivabili o più resistenti alle intemperie. Possiamo dire che nulla di quello che sfruttiamo oggi del mondo animale ci è stato dato dall’evoluzione così come lo troviamo, abbiamo dovuto mettere mano su ogni specie per renderla più adatta alle nostre esigenze alimentari e per fare in modo che la differenza tra i benefici ed i costi fosse massima.

Questo discorso è utile anche per sfatare una volta per tutte il mito su cui molti marchi commerciali fanno leva, ossia la “naturalezza dei prodotti”. C’è una parte del nostro io che lega al concetto di naturalezza dei pensieri positivi come il benessere, il vivere a lungo e la salute, questo perché siamo costantemente immersi in un mondo che ci dice che ciò che proviene dalla natura è certamente buono. Tuttavia questo modo di vedere le cose è sbagliato, perché non tutto quello che la natura produce è salutare: ci sono piante velenose, sostanze tossiche, molti parassiti e le malattie. Il concetto di “naturale” risulta quindi travisato dalle pubblicità che vediamo in continuazione che ci mostrano il mondo della natura come un mondo roseo e ricco di armonia.

Come se non bastasse anche se accettassimo questa visione delle cose andremmo comunque incontro a una contraddizione. Al giorno d’oggi per “naturale” possiamo intendere solamente tutto ciò che non è stato creato in laboratorio, perché ormai abbiamo messo mano, in passato, su tutto ciò che della natura oggi sfruttiamo, essa non produce e non ha mai prodotto spontaneamente il grano, i suini o i cani, sono solo prodotti del nostro intervento. La prossima volta che sentirete il termine “naturale” è importante che sappiate distinguere questo termine, erroneamente utilizzato, dal concetto invece di “generato dalla natura”, che è invece quello per cui, alcuni competitori della grande distribuzione, vogliono fare passare i loro prodotti.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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