Il virus dell’epatite

Eccoci arrivati al secondo episodio della serie di articoli che prende il nome di “Virus Tales”, nel precedente episodio, che puoi trovare qui, abbiamo parlato delle caratteristiche generali dei virus, di come si moltiplicano e anche della loro funzione biologica. In questo articolo, così come nei prossimi quattro che verranno, inizieremo ad entrare più nello specifico, andando a parlare ci alcuni tipi di virus in particolare. Nell’articolo di oggi parleremo del virus dell’epatite, uno dei più diffusi al mondo e che, al giorno d’oggi, interessa una fetta di popolazione importante.

Partiamo col dire che di virus responsabili di epatiti nell’uomo non ce n’è solo un tipo, bensì ne esistono diversi. In tutto sono cinque e sono indicati con le lettere A, B, C, D ed E. Questi virus sono diffusi in tutto il pianeta, anche se colpiscono soprattutto gli stati del terzo mondo per via delle ancora scarse condizioni igienico sanitarie. I virus dell’epatite sono sono tutti dotati di antirecettori specifici per le cellule del fegato, che quindi sono in grado di legare selettivamente ed infettare.

Il virus dell’epatite A (HAV) è un virus che provoca la malattia nota con il nome di epatite A, ovvero una patologia infiammatoria del fegato dal carattere acuto e mai cronico. Questo virus si trasmette per via fecale-orale, ovvero viene introdotto nel corpo tramite l’assunzione di alimenti o liquidi contaminati, resiste ai processi digestivi, raggiunge il fegato, infetta gli epatociti nei quali, dopo un incubazione che va dalle due alle sei settimane, si moltiplica. Successivamente raggiunge l’intestino tramite la bile e viene espulso nell’ambiente tramite le feci, per poi ricominciare il ciclo. Alcuni alimenti sono particolarmente pericolosi, come molluschi o pescato che non siano stati sufficientemente cotti. I sintomi dell’epatite A sono molto poco specifici, si osservano nei pazienti manifestazioni di nausea, vomito, febbre e diarrea.

La presenza di sintomi così generali fa si che spesso l’epatite A venga confusa con altre patologie o che non le venga data la giusta importanza. Fortunatamente però, molti pazienti vanno in contro ad una guarigione spontanea, talvolta anche senza mostrare alcun sintomo, questi eventi sono molto diffusi nei bambini, mentre negli anziani sono più probabili casi di epatite fulminante che può portare alla morte in pochi giorni. Nonostante questa eventualità poco rassicurante, la complicanza grave più frequente resta l’insufficienza epatica, la quale però, nella sua forma più grave, è risolvibile solamente con un trapianto di fegato.

A livello globale si stima che le infezioni possano arrivare a diverse decine di milioni l’anno, tuttavia, di questi, solo un milione di casi sintomatici vengono individuati e fra questi ultimi, circa centomila ogni anno muoiono. La formulazione della diagnosi, per via della poca specificità dei sintomi, si basa su un esame del sangue. Dopo una singola infezione da parte di HAV, l’individuo acquisisce una immunità anticorpale permanente ed efficace per il resto della sua vita, impedendogli di contrarre la malattia nuovamente. Per la prevenzione di questa malattia è presente un vaccino.

Il virus dell’epatite B (HBV) invece è più pericoloso. La sua trasmissione avviene tramite il contatto con il sangue infetto di un portatore o altri suoi fluidi corporei, come i liquidi sessuali. Il virus dell’epatite B fortunatamente non può essere però trasmesso attraverso il contatto che non preveda la presenza di sangue, come per esempio attraverso strette di mano, tosse o starnuti. Nonostante questa relativa protezione, il virus è molto resistente e risulta in grado di sopravvivere fino ad una settimana al di fuori di un ospite. La malattia solitamente provoca un’infiammazione acuta del fegato, come nel caso dell’epatite A, e possiede anche sintomi simili. Questa particolare infezioni però può diventare cronica, ovvero può perpetrarsi per lunghi ed indefiniti periodi di tempo.

La cronicizzazione di HBV può portare alla comparsa indiretta di malattie epatiche, come la cirrosi epatica e carcinomi. Per via della possibilità di cronicizzazione, questo virus è molto più pericoloso del precedente, ma la sua infezione si può prevenire con la vaccinazione. Laddove il vaccino purtroppo non sia disponibile, la presenza di ammalati cronici aumenta di molto la possibilità di diffusione, per motivi come questo si ritiene che circa un quarto della popolazione mondiale sia entrata in contatto con il virus dell’epatite B almeno una volta nella vita. Ad oggi ed esistono circa trecentocinquanta milioni di pazienti con questa malattia in forma cronica ed ogni anno ne muoiono circa seicentomila.

Per quanto riguarda il virus dell’epatite C (HCV), esso è trasmissibile attraverso il contatto con sangue infetto, esattamente come HBV, inoltre presenta anche sintomi simili a quest’ultimo, i quali sono dovuti anche ad un intervento del sistema immunitario. HCV, ma anche HBV, quando infetta una cellula ospite, espone i propri antigeni sulla membrana di quest’ultimo, questi antigeni vengono rilevati come “non-self” da parte del sistema immunitario, il quale provvede ad eliminare le cellule infette. Così facendo però, i virus possono fuoriuscire dall’ospite ed infettare le cellule limitrofe, diffondendosi rapidamente.

Il turnover delle cellule epatiche si impenna molto rapidamente a causa dell’azione citotossica del sistema immunitario, ed è proprio questo che provoca la comparsa carcinomi, tanto più spesso le cellule devono essere sostituite, tanto più è probabile che una di queste muti in una forma maligna. Il turnover è responsabile anche della cirrosi epatica, in quanto il parenchima epatico danneggiato non si rigenera all’infinito ma, alla lunga, viene sostituito da tessuto connettivo fibroso.

Questo virus è molto variabile ed attualmente ne sono noti più di cento tipi diversi, per questo motivo viene definito “quasi-specie” e, sempre per questa sua elevata variabilità, al giorno d’oggi non esiste un vaccino. Si stima che vi siano circa centocinquanta milioni di persone affette da HCV in forma cronica, inoltre dati recenti suggeriscono che circa un paziente su quattro infetto da HCV, sia anche infetto da HIV.

Proseguendo, saltiamo al virus dell’epatite E (HEV), esso è molto simile al virus dell’epatite B e presenta un quadro clinico sovrapponibile, ragion per cui non ci soffermeremo a parlarne. Una menzione però va fatta per i casi di donne incinte, le quali sembrano presentare sintomi più gravi.

Per concludere, parliamo ora dell’ultimo virus responsabile di epatiti, ovvero quello responsabile dell’epatite D (HDV), esso è leggermente diverso dagli altri, infatti presenta una modalità di infezione particolare e limitata ed una struttura della particella virale molto specifica. Questo agente patogeno viene definito “viroide”, in quanto è formato solamente da una molecola di RNA, avvolta su se stessa per via della presenza di regioni complementari, e da una proteina che si dispone a formare un guscio: la proteina Delta. Questo viroide, per infettare, ha bisogno della contemporanea presenza di una infezione da epatite B.

Il viroide HDV sfrutta gli antigeni di superficie esposti sulle cellule infettate da HBV per aderire agli epatociti ed infettarli a sua volta. La presenza delle due infezioni aggrava la situazione del paziente e può condurre più facilmente ad una condizione di epatite fulminante, che risulta spesso fatale. Attualmente si pensa che ci siano più di quindici milioni di co-infetti nel mondo. La nota positiva è che, dato che questo viroide necessita della presenza di HBV per infettare, gli individui immunizzati da vaccino o guariti da HBV, risultano automaticamente immuni anche da HDV.

In conclusione, i virus delle epatiti sono tanti e sono molteplici le vie di contagio, inoltre sono presenti tante complicanze derivate da essi. Questi virus rappresentano un caso relativamente tradizionale di infezione virale, quindi si prestano bene come primo esempio per la serie su questo blog, le loro caratteristiche abbastanza comuni tuttavia non devono indirci a sottovalutare le malattie che essi provocano e la loro potenzialità. Essi sono infatti assai diffusi e pericolosi, abbastanza da rappresentare una seria minaccia per la nostra salute.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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