L’utile nel dilettevole

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L’argomento di oggi sono i fiori, tutti li conosciamo e li troviamo sempre presenti nelle nostre giornate letteralmente in ogni ambito della vita tanto che ormai hanno assunto un rilevante significato sociale.

In linea di massima per noi umani i fiori altro non sono che appendici delle piante che ricoprono un ruolo esclusivamente ornamentale, dal punto di vista dell’utilità tuttavia i fiori si rivelano essere l’arma vincente di molte piante tanto che ormai la maggior parte delle specie più diffuse se ne sono dotate.

Ma che cos’è un fiore? E che ruolo ricopre all’interno dell’organismo a cui appartiene?

I fiori sono situati sulle estremità terminali delle piante, degli alberi e talvolta rappresentano la parte principale del vegetale come nel caso di rose, margherite, viole, eccetera, I fiori sono caratteristici di una vasta divisione di piante che prendono il nome di angiosperme, e ne rappresentano l’organo riproduttivo, dal punto di vista evolutivo i fiori sono “recenti”, infatti hanno cominciato ad apparire sul nostro pianeta tra i duecentocinquanta e i centoquaranta milioni di anni fa, ben prima dell’uomo ma comunque ben dopo i quattrocentocinquanta milioni di anni fa, ora della comparsa delle prime piante.

Ma quindi se le piante sono comparse così tanto in anticipo rispetto ai fiori, com’è possibile che siano riuscite ad avere un successo riproduttivo così elevato senza il loro organo riproduttore principale? La realtà la si può trovare osservando piante derivate dalle prime apparse che ne mostrano ancora i tratti caratteristici: questi organismi sono definiti eterospori, ovvero che producono una spora “maschio” e una “femmina”, le maschili sono di dimensioni microscopiche e si sviluppano in una sacca pollinica, le femminili producono spore macroscopiche che rimangono comprese all’interno di un rivestimento che le protegge, come una pigna. A seguito dell’incontro fra le due spore avviene la fecondazione e si sviluppa un embrione che, insieme alle cellule dell’involucro, darà origine al seme che sarà responsabile della nascita della pianta.

Questi primi organismo vegetali ebbero un grande successo e la loro eredità viene portata avanti al giorno d’oggi dal gruppo filogenetico delle gimnosperme che contengono al loro interno alberi molto comuni come tutte le specie di conifera.

La strategia riproduttiva delle angiosperme invece è diversa, tanto per cominciare hanno specializzato alcune delle foglie apicali dei loro rami per formare i petali del fiore attorno cui tutto ruota. Le spore delle angiosperme sono anch’esse divisibili in spore maschili e femminili e il loro incontro avviene la fecondazione, la spora maschile microscopica ha il compito di uscire dall’area di competenza di un fiore e di dirigersi verso un secondo, più precisamente ha il compito di raggiungerne il fondo per incontrare le spore femminili e fecondarle.

Quando la stagione della fioritura cessa i fiori appassiscono e perdono le foglie, la zona più profonda del fiore contiene le spore fecondate e lentamente inizia a gonfiarsi dando origine ad una struttura nota a tutti almeno tanto quanto il fiore, ossia il frutto, che al suo interno contiene i semi pronti per essere sparsi. Il frutto rappresenta un investimento enorme per una pianta ma il suo successo nel diffondere il seme è tale che è diventata una strategia piuttosto comune. Venendo mangiato il frutto, i semi hanno la possibilità di venire trasportati dagli animali che li ingeriscono e di venire sparsi lontano dalla pianta che li ha generati e di poter contribuire alla diffusione della specie.

Facciamo ora chiarezza sul processo che comporta la diffusione delle spore maschili, le piante si sono specializzate anche in questo, infatti le prime piante sfruttavano fenomeni atmosferici per permettere al loro polline di diffondersi, in primis il vento, successivamente però hanno messo a punto quello che viene definito dagli esperti come “impollinazione zoofila” ovvero un metodo di impollinazione che sfrutta animali vettori che passando da un fiore all’altro per berne il nettare, trasportano inevitabilmente anche il loro polline.

Tuttavia il mondo dei fiori non è mai scontato infatti esistono numerosi esempi che si discostano da questi modelli, basti pensare alle piante carnivore che hanno specializzato il loro fiore affinché diventasse un’appendice “prensile”.

Tuttavia il caso più eclatante rimane quello del fiore più grande scoperto: la Rafflesia arnoldii. Questo fiore possiede un diametro di circa un metro ed emette un odore nauseante che attira molti insetti all’interno della conca situata fra i suoi petali, questo fiore ha la capacità di variare lo stato della sua parete interna impedendo agli insetti una volta entrati di scalarla per uscire, così facendo gli insetti cadono sempre più a fondo della cavità presente tra i petali della rafflesia, dove, alla fine si trova il suo prezioso polline. Gli insetti precipitati si riempiono di polline e come d’incanto le pareti interne della rafflesia ritornano al loro stato originale così che gli insetti possano uscire carichi delle spore della pianta, trasportandole lontane.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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