Estinzione

Ci sono specie del nostro tempo che sono considerate “a rischio di estinzione”, ovvero che rischiano di scomparire completamente da ogni ambiente che abbiano mai popolato. Il processo dell’estinzione è spesso associato all’attività dell’uomo ma le motivazioni possono essere anche molte altre.

Un cambiamento climatico può essere una causa diretta della scomparsa di certe specie, gli animali non indossano vestiti e anche pochi gradi di differenza rispetto al range di temperatura per cui si sono evoluti possono risultare fatali. Un’altra causa diretta di estinzione può essere la migrazione improvvisa di un predatore nuovo, oppure l’arrivo di un parassita letale.

L’estinzione può essere un evento a cascata, una prima scomparsa di certi organismi determina anche una difficoltà da parte di altri organismi, che si nutrivano dei primi, e che se non riescono a riequilibrare la loro dieta rischiano loro stessi l’estinzione. La causa della fine di una specie può essere dovuta anche a cataclismi su larga scala che siano in grado di stravolgere determinati ambienti.

Tutte queste possibilità fin’ora descritte non si limitano ad essere ipotesi, bensì probabilmente sono scenari realmente accaduti e di alcuni ne abbiamo anche le prove. Alcuni di questi eventi sono stati di portata minima ma altri sono stati a dir poco catastrofici, hanno compromesso seriamente interi ecosistemi e spazzato via interi ordini di esseri viventi.

E’ opportuno, in questi casi, estendere il concetto di estinzione, poiché solitamente limitato ad una sola specie, al fine di ingrandirlo per poter coprire la portata di un evento che ha riguardato invece più specie. Gli scienziati hanno coniato il termine “estinzione di massa” proprio per descrivere avvenimenti del genere.

Le caratteristiche delle estinzioni di massa sono riconoscibili facilmente, si tratta innanzitutto di una normale transizione biotica ma condensata in un periodo geologicamente molto breve durante il quale vi è un massiccio sovvertimento dell’ecosistema terrestre causato da avvenimenti catastrofici, con scomparsa di un grande numero di specie viventi e sopravvivenza di altre che divengono dominanti e ne rimpiazzano le nicchie ecologiche. Con il termine “normale transizione biotica” si vuole intendere che l’estinzione è un processo normale in natura e che avviene regolarmente, infatti circa il novantacinque percento delle specie mai vissuta sulla terra sono ad oggi estinte, inoltre è opportuno precisare che una specie estintasi durante un’estinzione di massa non è detto che sarebbe durata ancora molto, l’anormalità dell’evento di massa consiste solo nello sconvolgimento rapido di un ecosistema e quindi nell’estinzione di organismi che magari sarebbero scomparsi per altri motivi.

Essendo quindi l’estinzione un processo naturale esiste un range statistico in cui questo processo non viene catalogato come eccezionale e per analizzare esattamente il grado di estinzione in una data epoca si è coniato il termine: “tasso di estinzione”, calcolato come numero di famiglie biologiche di invertebrati e vertebrati estinte in ogni milione di anni. Normalmente tale tasso rimane su 2-5 famiglie e finché si aggira attorno a questi valori si può parlare di normale decorso dell’evoluzione. Laddove non è così, in un ipotetico grafico famiglie estinte/lasso di tempo si possono osservare dei picchi che si discostano dall’andamento tradizionale della curva descritta da tale grafico.

Durante la storia della vita sulla terra si sono verificati almeno cinque grandi picchi di estinzione, definiti appunto estinzioni di massa.

La prima estinzione di massa di cui abbiamo le prove è avvenuta quattrocentocinquanta milioni di anni fa tra il periodo Ordoviciano e il periodo Siluriano. In un lasso di tempo di pochi milioni di anni, probabilmente a causa di imponenti glaciazioni, il livello marino si abbassò notevolmente causando l’estinzione di molte specie marine risiedenti nei fondali bassi e nelle acque calde. Si pensa infatti che, a causa della deriva dei continenti, il supercontinente Gondwana, transitando vicino al Polo Sud dell’epoca, sia stato oggetto di una prolungata riduzione della sua temperatura media. Gli impulsi glaciali furono almeno due, separati tra loro da circa un milione di anni, durante i quali il livello dell’acqua del mare risalì molto velocemente. Si stima che l’estinzione abbia riguardato circa l’ottantacinque percento delle specie allora esistenti

Secondo un’altra ipotesi avanzata dal Prof. Melott , questa estinzione di massa sarebbe stata causata da lampi di raggi gamma dovuti all’esplosione di una supernova vicina qualche poche migliaia di anni luce e dalla massa particolarmente elevata, che avrebbe causato gravissimi squilibri nella catena alimentare e nel clima.

La seconda estinzione di massa è stata datata a circa trecentosettatacinque milioni di anni fa, nel periodo Devoniano superiore ed interessò una percentuale stimata in circa l’ottantadue percento delle specie viventi. Anche se alcuni ricercatori suggeriscono come causa dell’estinzione alcuni impatti asteroidali, non dovrebbe in realtà essersi trattato di un evento improvviso in quanto le estinzioni si svilupparono durante un periodo di circa 3 milioni di anni.

La terza estinzione di massa è stata collocata sui duecentocinquanta milioni di anni fa nel periodo Permiano e si tratta sicuramente dell’estinzione di massa più catastrofica di tutti i tempi poiché circa il 50% delle famiglie animali esistenti lasciarono per sempre il nostro pianeta. Secondo alcuni ricercatori questa estinzione avvenne in un periodo rapidissimo, secondo altri invece si sono verificati tre o più episodi durante un periodo di tempo di circa 3 milioni di anni. Oltre alle tempistiche si è molto incerti anche sulle dinamiche dell’evento infatti alcuni scienziati sono convinti che a provocare l’estinzione sia stata causata dell’impatto di un grande asteroide il cui contatto con il suolo sarebbe avvenuto nell’odierno Antartide, segnato dal cratere della Terra di Wilkes di 450 km di diametro e risalente proprio a 250 milioni di anni fa.

Altri esperti credono invece che l’avvenimento catastrofico sia stato un’eruzione di un supervulcano le cui fondamenta sono state scoperte a Noril’sk in Siberia e dove è stata individuata anche un’enorme colata di basalto, spessa 4 km e ampia 2,5 milioni di km². Al seguito del periodo di intenso vulcanismo la percentuale di anidride carbonica presente in atmosfera potesse essere aumentata oltre il valore di vivibilità intossicando gli animai dell’ambiente subaereo e successivamente anche di quelli marini a causa dell’acidificazione dei mari ad opera del discioglimento della stessa anidride carbonica nell’acqua.

La quarta estinzione di massa è stata collocata al termine del Triassico, circa duecento milioni di anni fa dove la temperatura salì di circa cinque gradi e si estinsero tre quarti delle specie viventi. Tra le cause ipotizzate per spiegare questa estinzione, oltre a impatti di asteroidi, ricordiamo variazioni climatiche che hanno condotto il pianeta verso una crescente aridità.

L’ultima estinzione di massa è sicuramente quella più famosa, ovvero quella avvenuta sessantacinque milioni di anni fa nel periodo Cretaceo che ha provocato l’estinzione dei dinosauri. Le dinamiche dell’evento sono rimaste un mistero per molto tempo finché non è stata scoperta la presenza di una concentrazione insolita di iridio, un elemento chimico piuttosto raro sulla Terra, ma comune nelle meteoriti. Si avanzò pertanto l’ipotesi che l’estinzione di massa fosse stata provocata dall’urto con un asteroide enorme dal diametro di dieci chilometri che ha impattato la superficie della terra alla velocità di circa trenta chilometri al secondo.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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