Nascita difficile

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Come tutti sanno l’uovo dello struzzo è sproporzionato rispetto al canale in cui deve passare per essere deposto, questo ha fatto pensare per tanto tempo che questo animale faticasse molto per fare il suo nido ma poi è stato scoperto che in realtà non è così e che lo struzzo non ha nessuna difficoltà nel deporre un uovo così voluminoso.

Naturalmente l’articolo di oggi non parlerà certo delle covate degli struzzi ma questo esempio è utile per poter fare un’analogia con un altro tipo di travaglio, ovvero quello umano, che a differenza di quello dello struzzo, è davvero complicato.

Le motivazioni sono diverse e ora andremo a chiarirle insieme. Innanzitutto nel corso dell’evoluzione siamo diventati bipedi e questo ha comportato una serie di modificazioni a livello scheletrico che hanno riguardato anche un rimodellamento delle ossa del bacino portando ad una nuova struttura più stretta e stabile per favorire lo stazionamento su una gamba sola che avviene ripetutamente mentre si deambula. Ricordiamoci però che per il bacino deve passare l’intero corpo del neonato che al momento del parto lascia la pancia della madre e si dirige verso l’uscita posta al di sotto del cinto pelvico, per facilitare il passaggio al momento del parto vengono rilasciati ormoni che allentano le ossa del bacino in particolare rilassano il legamento tra le ossa pubiche che consente un allargamento ulteriore. Nonostante questa possibilità però il passaggio risulta comunque piuttosto stretto come se fosse un prezzo da pagare per la nostra postura eretta su due arti

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Proseguendo con il discorso, sempre per colpa dell’evoluzione si è ingrandita la nostra capacità cranica a causa di un aumento considerevole delle dimensioni del cervello la cui differenza con gli altri animali è già riscontrabile appena nati. La problematica diviene quindi ormai molto chiara, dimensioni maggiori del cranio del neonato e restringimento del passaggio che bisogna percorrere sono sicuramente sinonimo di parto difficoltoso. Per questo motivo il neonato per poter passare ha bisogno di compiere certi movimenti e rotazioni che vengono favorite anche da assistenti che presiedono al momento del parto come medici e ostetriche.

Questa usanza del parto assistito è stato dimostrato che fosse tipica anche dei nostri antenati perché si pensa che la difficoltà durante la nascita del neonato fosse un problema abbastanza remoto.

A causa di questa difficoltà la razza umana ha sviluppato alcune tecniche per rendere più agevole la situazione e per aumentare le possibilità di successo del parto, una di queste strategie è quella di partorire prematuramente.

Immaginate per un momento un bambino appena nato, egli non è per niente indipendente e ha un bisogno vitale della madre da cui dipende per parecchi mesi, questo perché nascendo prematuro ha la possibilità di passare più agevolmente per lo stretto cinto pelvico ma si vede costretto a completare lo sviluppo al di fuori del corpo della madre. Se ci pensiamo i piccoli primati appena nati sono già in grado di fare presa sul corpo della madre senza che sia lei a doverli sostenere, oppure i piccoli di gazzella riescono già a tenere il passo degli adulti dopo una sola ora dalla nascita.

Negli umani questo è impossibile poiché la difficoltà del parto ha imposto al nascituro un periodo di vita iniziale di assestamento. Ed i “guai” non sono finiti qui, un organismo per niente autosufficiente a carico di una madre può essere un grande peso ed in momenti di difficoltà può divenire addirittura insostenibile. Vi sorprendereste se vi dicessi che questa potrebbe essere la motivazione che ha spinto la nostra specie verso la monogamia?

Osservando gli altri primati, i nostri parenti più stretti, notiamo spesso strategie riproduttive, come la poliginia, dove un singolo maschio si accoppia con più femmine che costituiscono il suo harem che lui ha il compito di difendere da predatori e rivali. Altre popolazioni di primati, come i bonobo, sono invece promiscui ovvero tutti si accoppiano con tutti. Può sembrare grottesco ma nelle società di questi animali il sesso è visto come un deterrente per la violenza e aiuta a stringere relazioni con gli altri individui della specie.

Come si può spiegare quindi un’improvvisa virata da queste strategie riproduttive a quella monogama, così diversa, in vigore nelle nostre comunità? Si ritiene che quanto più la cura del neonato diventasse un peso per la femmina, tanto più lei tendesse a scegliere un compagno propenso ad aiutarla nella crescita e a starle accanto durante la crescita del figlio. Alla base di questa tendenza dei padri a diventare più attenti alla loro prole c’è una motivazione che è legata ai geni, in particolare a quelli che regolano la posizione dei recettori della vasopressina nel cervello ed una particolare disposizione di questi ultimi renderebbe i maschi più propensi a legarsi ad una sola compagna per la vita.

Il passaggio alla monogamia sembra quindi essere stato dettato dalla necessità e messo a punto tramite una selezione sessuale da parte delle femmine nei confronti dei maschi più disponibili.

La cosa davvero curiosa è pensare da dove siamo partiti e le conseguenze che certe modificazioni hanno provocato, nessuno avrebbe mai immaginato che la postura eretta sarebbe stata la causa dell’invenzione della famiglia.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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