La leggenda degli elfi

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Se avete un minimo presente un qualsiasi mondo fantasy non potete non conoscere gli elfi. Quelle creature immortali, con le orecchie a punta, che assomigliano a noi umani ma sono capaci di fare ogni cosa meglio.

Oggi parleremo di come una leggenda come quella degli elfi può avere nel profondo un aggancio con il mondo reale e di come possiamo spiegare scientificamente questa credenza. Innanzitutto partiamo con il dire subito che gli elfi non esistono, il che non è scontato per tutti, in secondo luogo proviamo a stilare una sorta di ritratto: in precedenza abbiamo detto che gli elfi hanno le orecchie a punta, sono immortali e sono particolarmente talentuosi rispetto agli umani. Naturalmente l’immortalità è un concetto biologicamente impossibile ma potremmo aggiungere qualche cos’altro all’elenco come per esempio il fatto che gli elfi sono molto sociali o ancora che sono molto fragili e delicati.

Una volta descritto brevemente come dovrebbe essere un elfo ci possiamo finalmente chiedere se possa esistere una persona con queste caratteristiche. La risposta è si! Esistono persone in possesso di una condizione genetica ereditaria nota come sindrome di Williams, questa patologia è causata dalla delezione di un a parte del cromosoma sette. Questo disturbo può comparire da una generazione all’altra oppure può essere ereditato dai genitori, ed essendo dominante può essere manifestato con maggiore frequenza. La sindrome di Williams colpisce indistintamente sia i maschi sia le femmine e nella popolazione si conta circa un caso ogni ventimila individui.

Tra le caratteristiche della sindrome di Williams che potrebbero aver alimentato la leggenda degli elfi ritroviamo in primis una somiglianza notevole tra gli individui affetti in termini di aspetto fisico, questo avrebbe potuto portare le persone a pensare che assomigliandosi appartenessero ad una popolazione diversa, tra i tratti comuni riscontriamo una morfologia delle orecchie simile alle classiche orecchie a punta. Secondariamente è stato dimostrato che le persone che soffrono della sindrome di Williams possiedono la propensione naturale a sviluppare un talento verso una disciplina particolare, come la musica o la poesia, il che potrebbe spiegare come mai gli elfi siano ritenuti migliori riguardo certe abilità.

Le persone affette dalla sindrome di Williams presentano un notevole interesse nei confronti delle interazioni umane, sono infatti molto socievoli anche nei confronti degli estranei e tendono ad essere abbastanza iperattivi ed irrequieti. La patologia comporta anche un disturbo dell’apparato uditivo che porta le persone affette da questa sindrome ad essere particolarmente sensibili nei confronti dei rumori forti.

Sfortunatamente il disturbo comporta anche diverse problematiche serie, in primis il deficit cognitivo e dell’apprendimento. Pertanto, sino al raggiungimento dei tre anni, i bambini affetti tendono a non parlare, nonostante questa mancanza venga generalmente colmata quasi completamente con l’avanzare dell’età, in più, il deficit di apprendimento può essere corretto, quando trattato tempestivamente.

Da sottolineare sono invece le straordinarie proprietà di linguaggio di queste persone che nonostante, il ritardo mentale, presentano un lessico e una capacità di espressione superiore alle persone con un quoziente intellettivo nella media.

La sindrome di Williams presenta anche una serie di anomalie fisiche e strutturali delle persone che ne sono affette che possono aver conferito all’immagine degli elfi anche caratteristiche di innaturale delicatezza, come per esempio: fragilità ossea, complicazioni renali, malformazioni cardiovascolari sopratutto a carico delle arterie che presentano una mancanza considerevole di elastina che limita la resistenza elastica dei vasi. Presentano anche deficit della crescita o sviluppo puberale precoce, scarsa coordinazione motoria e compromissione della memoria a breve termine.

Al momento in Italia sono presenti delle associazioni come l’Associazione Italiana Sindrome di Williams che si pongono l’obiettivo di incentivare la ricerca, allo scopo di sensibilizzare la popolazione per chiarire la sintomatologia, i metodi educativi e riabilitativi. L’obbiettivo futuro è quello di risolvere o attenuare i disturbi più gravi che caratterizzano i malati di sindrome di Williams al fine di migliorare la loro vita e quella dei loro cari e allo stesso tempo diffondere l’informazione più possibile per favorire una integrazione maggiore anche da parte della popolazione.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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