Soffri di vertigini?

Con l’articolo di oggi parleremo della spiacevole sensazione che molte persone provano quando si trovano in punti sopraelevati e cercheremo di capire il perché ciò accade.

Fenomeni di vertigine sono percepiti da molte persone, essi sono spiacevoli e spesso limitanti perchè precludono esperienze e panorami fantastici che altrimenti sarebbero molto graditi, il termine tecnico è “acrofobia”, letteralmente “Paura dell’altezza”. La sensazione che molti percepiscono come paura deriva non tanto dalla paura effettiva di cadere nel vuoto, quanto alla paura di perdere l’equilibrio, e poi conseguentemente cadere nel vuoto. Per comprendere a pieno il motivo che rende certe persone così ansiose di fronte all’altezza è necessario spiegare in che modo vengono elaborate le informazioni che contribuiscono al controllo dell’equilibrio.

L’organo che rappresenta il centro di raccolta delle informazioni destinate alla codifica dell’equilibrio si trova vicino all’orecchio interno e comprende diverse cavità scavate nella scatola cranica definite “utricolo”, “sacculo” e “canali semicircolari”, le quali insieme formano “l’apparato vestibolare”. Non ci dilungheremo sulla descrizione di queste strutture poichè renderebbe il discorso molto più complicato, ciò che è importante tenere a mente è solamente che queste cavità riescono a trasmettere al cervello informazioni riguardo il moto della testa nello spazio.

Questo è fondamentale perchè essendo la testa (di solito) la parte del corpo più elevata, tutte le oscillazioni del corpo in posizione eretta saranno maggiormente percepibili proprio a questo livello. Queste oscillazioni vengono lette dall’apparato vestibolare come spostamenti dal centro di postura che va mantenuto per evitare di cadere. Il centro di postura può essere interpretato come un’ideale retta verticale che passa per l’asse del corpo e che rappresenta la posizione ideale che dobbiamo mantenere per stare in piedi. Naturalmente non riusciamo mai a mantenere il nostro corpo in una posizione fissa in ogni momento, infatti fisiologicamente sono sempre presenti minime oscillazioni della posizione del corpo dal centro di postura.

Queste minime oscillazioni vengono percepite dall’apparato vestibolare che immediatamente informa il cervello di queste oscillazioni, il quale provvede a correggere l’allineamento del corpo in favore di un ritorno verso il centro di postura. Ma tutto questo per dire cosa?

Le informazioni provenienti dall’apparato vestibolare sono importanti ma non sono le uniche che arrivano al cervello circa la situazione posturale del corpo. Abbiamo anche informazioni provenienti per esempio dai muscoli, il loro grado di contrazione informa il cervello su quale direzione sta prendendo l’inclinazione del corpo, ma anche la vista è importante poichè quando l’intero campo visivo si sposta in una direzione senza che vi sia movimento da parte degli occhi, è ovvio che è il nostro corpo che si sta muovendo.

E sono proprio le informazioni visive a provocare il fenomeno dell’acrofobia, infatti le informazioni visive sono fondamentali perchè attraverso la vista noi fissiamo dei punti di riferimento. Spieghiamoci meglio. La mia visione si basa sul fatto che io ho una certa inquadratura, che cerco di mantenere più stabile possibile, mantenendo gli occhi su un determinato punto di fissazione, come oggetti inanimati e quindi immobili, continuamente siamo alla ricerca di questi punti di fissazione e li manteniamo. Quindi io sto in piedi, guardo davanti a me e ho un punto di fissazione e nel frattempo l’immagine viene interpretata dal cervello. Se si mantiene stabile il punto di fissazione e cominciamo ad oscillare, come è normale che accada, succede che mentre il punto di fissazione rimane sempre fisso, l’immagine proiettata si sposta. Questi spostamenti del campo visivo, nel momento in cui si sta fissando qualcosa, per il cervello, vengono intese come un mio movimento, una mia oscillazione.

Affinché questo schema sia valido, i punti di riferimento devono essere posti entro una certa distanza da noi, perché se sono troppo lontani, con le oscillazioni del nostro corpo il campo visivo non si sposta abbastanza e quindi diventano inefficaci. Si dice che un oggetto, per essere ritenuto un punto di riferimento deve distare da noi non più di 5 metri.

E’ stato dimostrato che: se per esempio prendo un individuo e gli faccio guardare un oggetto lontano, avvicinando un cilindro di cartone ad un occhio, che gli impedisce di vedere qualunque cosa vicino a lui, io vedo che questo individuo perde stabilità e comincia ad oscillare molto di più rispetto ad un individuo in cui, anche se limito la sua visuale ugualmente con un cilindro, ha l’oggetto da osservare situato molto più vicino.

L’assenza di queste informazioni visive che portano all’individuazione di un punto di riferimento può risultare anche particolarmente fastidiosa, ed è responsabile di quel fenomeno che noi chiamiamo vertigine. Definiamo quindi normalmente, vertigine quella sensazione di instabilità, timore di perdita dell’equilibrio, che possono avere soprattutto degli individui, quando si trovano di fronte una situazione in cui si affacciano da un balcone particolarmente alto. Questi individui hanno questa spiacevole sensazione di perdita di equilibrio, che deriva fondamentalmente dal fatto che, in questi individui, l’assenza di informazioni visive all’interno dei 5 metri crea l’effetto di paura di perdere l’equilibrio.

Naturalmente non tutte le persone temono l’altezza e fra quelle che soffrono di vertigine non tutte presentano lo stesso grado di malessere, ciò che sta alla base di questa eterogeneità è sicuramente una predisposizione, che può rendere questo fenomeno più o meno spiacevole.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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