Al giorno d’oggi esistono così tante diete diverse che anche uno specialista del campo avrebbe difficoltà a districarsi tra tutte le varie tipologie che possiamo incontrare. Molte di queste sono nate negli ultimi anni e hanno alla base anche credenze nobili, seppur non propriamente scientifiche come il rispetto degli animali ed il mantenimento degli ecosistemi incontaminati. Purtroppo quando si cerca di mescolare scienza ed etica si può cadere spesso in imprevisti sconvenienti, avendo così tante bocche da sfamare la società non può pensare di sopperire al nostro fabbisogno nutrizionale senza sconfinare un minimo negli spazi vitali degli altri esseri viventi. E’ una dura verità ma purtroppo la situazione al momento è così, aspettiamo nuove scoperte nella speranza che la situazione possa cambiare.
Ad ogni modo laddove le motivazioni all’introduzione di certe diete riguardano solo aspetti etici, ognuno è libero di pensare quello che crede, nel momento in cui però si cerca di dimostrare che una nuova dieta è più salutare e più adatta all’uomo, di quella che già facciamo, allora va analizzata da più punti di vista e posta sotto lenti diverse.
Nel nostro tempo le nuove diete e i nuovi stili di vita spuntano come funghi e sembra che siano un po’ tutte in conflitto le une con le altre, basti pensare a vegetariani, vegani, crudisti o addirittura fruttariani, ossia coloro che si nutrono solo di frutta intesa come prodotto di una pianta. Nel marasma generale ognuno cerca di dire la propria sostenendo che il loro è l’unico modo sano di alimentarsi avanzando ricerche scientifiche a riguardo che confermerebbero le loro teorie facendo affondare invece quelle degli altri.
Nell’articolo di oggi cercheremo le basi scientifiche di quella che dovrebbe essere la dieta corretta così da identificare in maniera più nitida possibile il migliore modo di nutrirsi. Analizzeremo la problematica sotto diversi punti di vista: evoluzionistico, anatomico e statistico.
Prima di cominciare è necessaria una precisazione, nessuno si senta attaccato da questo articolo, non è intenzione di queste righe quella di condannare certi stili di vita né tantomeno di demonizzarli.
Cominciamo il discorso partendo da lontano, dal periodo in cui è esploso il genere “Homo”, ossia il nostro. Dal nostro antenato più lontano si sono evolute diverse linee di ominidi che con il passare dei millenni si sono diversificate e sono entrate in competizione per lo stesso ambiente come fanno ora specie diverse che occupano la stessa nicchia ecologica, il vantaggio che avevano gli antenati che hanno originato la nostra specie era quello di presentare un’enorme adattabilità alimentare.
Questo concetto non si concretizza solamente nell’essere onnivori, in linea più generale si riferisce al fatto che la nostra specie può discostarsi di parecchio dalle proprie abitudini alimentari senza subire apparenti conseguenze. Il termine “apparente” non è stato utilizzato a caso in quanto in realtà delle conseguenze ci sono eccome, basti pensare al diabete provocato da una dieta troppo ricca di zuccheri. Il concetto di fondo è che la nostra adattabilità alimentare si traduce nell’incombenza più tardiva di malattie legate alla dieta, detto in poche parole, una dieta scorretta ci porta ad ammalarci di malattie dieta-correlate molto più tardi rispetto agli altri animali.
Chiunque di voi abbia un animale domestico se ne sarà sicuramente accorto, esistono specifici cibi per animali prodotti in maniera estremamente controllata e poco ci si può discostare da questi senza provocare danni immediati all’animale, mentre noi esseri umani possiamo mangiare praticamente quello che ci pare anche per diverse decadi senza soffrire di alcun male.
Inutile dire che questa incredibile plasticità nella dieta sia stata una delle nostre carte vincenti nella lotta per la sopravvivenza, il poter mangiare praticamente quello che si vuole è un grande vantaggio perché consente di risparmiare tempo che può essere dedicato ad altro. Per questo motivo i nostri antenati sicuramente non avevano la motivazione di dover scegliere e tantomeno non se ne potevano permettere il lusso, poiché un tempo si parlava davvero di vita o morte.
Questa enorme adattabilità alimentare si è tradotta anche in caratteristiche anatomiche ben precise che ancora portiamo con noi come per esempio una dentatura adatta a qualsiasi boccone, possediamo grandi molari piatti per triturare vegetali e schiacciare semi e noci, possediamo denti anteriori dal profilo sottile per tagliare cibi solidi e di ogni natura ed infine abbiamo conservato i canini, tipici dei carnivori, che ci consentirebbero di infilzare e strappare pezzi dei nostri bocconi se fossimo sprovvisti di posate.
Ancora, siamo stati dotati dell’intelligenza sufficiente per comprendere e domare il fuoco, per poterci nutrire anche di cibi cotti, siamo provvisti di arti prensili che in principio ci servivano per mantenere una presa salda sui rami, ma che abbiamo mantenuto anche milioni di anni dopo che abbiamo abbandonato l’ambiente arboricolo per il solo motivo che un arto prensile è utile per utilizzare strumenti necessari, per esempio, per lavorare il cibo, allargando ulteriormente il ventaglio di alimenti che possiamo approcciare.
Come altra faccia della medaglia però, questa adattabilità alimentare rende difficile stabilire l’effetto benefico o dannoso di una nuova dieta nell’immediato, poiché il nostro organismo è in grado di smorzare molto le conseguenze del cambio di dieta, sia in positivo che in negativo. Per questa ragione gli studi statistici che indagano gli effetti delle nuove diete ancora non possono ancora fornire dati riguardo ad essi poiché molto spesso si parla di tendenze dell’ultimo minuto.
Questi studi oltre che durare spesso per più di trent’anni, sono anche molto costosi, per cui appellarsi ad una verità scientifica quando si propongono drastici cambi di alimentazione, al giorno d’oggi è molto incauto. Ma allora perché queste nuove frontiere dell’alimentazione vanno così di moda tra le persone, se così poco si sa di esse? Il motivo è intrinsecamente nascosto nel modo di ragionare dell’essere umano.
Queste nuove teorie sul cibo fanno leva su una delle perversioni più evidenti della nostra specie, ovvero il saper trovare una risposta facile ad una domanda difficile, il problema dell’alimentazione, insieme a tanti altri come l’inquinamento e la sedentarietà, è uno dei più attuali del nostro tempo ed è ricco di sfaccettature diverse tant’è che ogni persona risulta essere un caso a se e sono poche le linee guida generali. Poter affermare che “basta smettere di mangiare carne per avere un’alimentazione sana” è una risposta molto facile al problema del cibo, e come tale attira molte persone che vedono in orientamenti nutrizionali come questo una sorta di “bacchetta magica” per poter far fronte ad un problema molto più complesso e che può spaventare.
Il risultato finale è quello di ricadere un poco nella sfera delle ideologie, dove la soluzione è chiara e limpida, non a caso infatti certi orientamenti vengono visti da osservatori esterni alla pari di vere e proprie sette. Tuttavia, per quanto ne sappiamo ora la rimozione drastica di alcuni tipi di alimenti porta a gravi mancanze, le quali tuttavia vengono mascherate per lungo tempo dalla nostra adattabilità di cui abbiamo parlato fino’ora, fino ad un punto in cui, purtroppo, non diventano eccessivamente gravose per il nostro sistema, ma prima di poter convertire le nostre ipotesi in veri dati dovremo ancora aspettare che certi studi osservazionali vadano in porto.
Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!