In natura, secondo voi, quale sarebbe il superpotere che meglio consentirebbe ad un animale di sopravvivere in un ambiente ostile? Alcuni potrebbero pensare ad una forza eccezionale, ma la lotta per la sopravvivenza non e fatta solo di combattimenti, altri potrebbero pensare ad una velocità notevole, ma la sfida che ogni animale deve vincere ogni giorno non è fatta solo di fughe o inseguimenti.
Pensandoci bene la cosa che senza dubbio potrebbe esserci d’aiuto sarebbe la resistenza, di qualsiasi tipo naturalmente, infatti fra gli animali vi sono creature che spiccano per la loro tenacia in diversi ambiti, ci sono uccelli che possono volare per settimane, pesci che non smettono mai di nuotare e mandrie di animali terrestri che si spostano continuamente alla ricerca del verde. Fra questi animali ne spicca uno, il quale però non compete con gli animali appena citati in nessuna delle imprese di cui abbiamo parlato ora, sto parlando del tardigrado.
Facciamo subito chiarezza su un paio di punti, quando parliamo di tardigradi non parliamo di una singola specie bensì di un intero phylum, ovvero una grande scatola nella quale sono contenute diverse specie, nel caso dei tardigradi circa un migliaio. Inoltre nonostante si parli di animali che probabilmente in pochi avranno sentito nominare, i tardigradi sono molto diffusi sulla terra, in un solo metro quadro di terreno del nostro giardino ne potremmo trovare fino a due milioni.
Ad un piccolo visitatore alieno che dovesse arrivare sulla Terra, quest’ultima potrebbe sembrare il pianeta dei tardigradi, dato che ci superano di gran lunga in numero. Il termine “piccolo visitatore” non è stato usato a caso, infatti il tardigrado è un animale molto piccolo, le specie più grandi possono arrivare ad essere lunghe circa un millimetro o poco più, ma la maggior parte sono invisibili ad occhio nudo. La loro struttura corporea è costituita da un corpo tozzo e di forma cilindrica dotato di un numero di paia di arti che può andare da due a quattro a seconda della specie e ciascuna zampa è seguita da un arto che può avere unghie o dita.
Sono organismi detti eutelici ovvero hanno un numero di cellule fisso durante il corso della vita le quali non aumentano ne diminuiscono di numero, eppure gli adulti sono più grandi dei giovani, questo perché gli individui possono comunque accrescersi aumentando il volume delle loro cellule senza moltiplicarle per mitosi. La maggioranza del phylum è rappresentata da consumatori primari, ovvero organismi che si nutrono di cellule vegetali. Vi sono però anche specie che si alimentano predando, il cui cibo è fornito da Protozoi, Rotiferi, Nematodi e anche da altri tardigradi più piccoli.
La motivazione che porta i tardigradi ad essere considerati tra gli animali più resistenti del pianeta è certamente la loro tenacia e adattabilità a tutti gli ambienti, a dimostrazione di ciò abbiamo diverse testimonianze di ricerche scientifiche che hanno identificato specie di tardigradi praticamente in ogni habitat conosciuto.
Vi sono specie marine che risiedono nelle acque salate dei mari e nelle acque dolci dei fiumi, possono tuttavia vivere persino nelle gocce di rugiada o all’interno di strati d’acqua che possono avere lo spessore appena sufficiente per ospitarli . Sono stati osservati in tutti i continenti, anche i più inospitali come l’Antartide, e a tutti i livelli di altitudine, dagli abissi oceanici a pressioni enormi ad altezze superiori ai seimila metri in Himalaya, alle pressioni più basse del pianeta e in zone dove la rarefazione dell’aria è massima.
Esistono anche specie terrestri che vivono intorno a noi, probabilmente anche sopra di noi! La cosa incredibile è che questi animali sono progettati per poter sopravvivere a condizioni così ostili da non essere nemmeno presenti sul pianeta. Per esempio possono sopravvivere alla totale mancanza d’acqua per quasi un decennio, possono sopportare temperature comprese tra i centocinquantuno gradi centigradi e i duecento gradi centigradi sotto zero, potendo durare anche parecchi giorni in queste condizioni. Possono sopravvivere tassi di radiazioni e di irradiamento da raggi ultravioletti circa sei volte maggiori a quelli che ucciderebbero un uomo inoltre possono sopravvivere anche alla totale mancanza di ossigeno nell’aria.
Inoltre i tardigradi sono anche animali molto antichi, vivono sulla terra da mezzo miliardo di anni e sono sopravvissuti a tutte e cinque le grandi estinzioni di massa, per sapere di cosa sto parlando vi invito a leggere l’articolo dove tratto l’estinzione, cliccando qui. Ad un occhio esperto potrebbe sembrare davvero strana l’esistenza di un organismo adatto a sopravvivere ad ambienti che nemmeno esistono, com’è possibile che la natura abbia potuto premiare una serie di specie con caratteristiche volte alla sopravvivenza in un ambiente impossibile da realizzare sulla Terra? La forza del tardigrado sta proprio in questo, andare oltre i limiti di ogni altra specie, forse esagerando un po’, ma riuscendo sicuramente a garantirsi un posto fra i supereroi del nostro pianeta. Ma da dove traggono questi animali la loro incredibile tenacia che gli permette di sopravvivere in condizioni così estreme? Scopriamolo descrivendo uno dei processi più curiosi del mondo animale.
Se esposti a condizioni avverse e critiche come la disidratazione, i tardigradi mettono in atto una serie di meccanismi protettivi che hanno come massima conseguenza la sospensione di ogni attività metabolica visibile che porta l’animale a cadere in uno stato di quiescenza, noto come “criptobiosi”, dove ritraggono le zampe e si rimpiccioliscono riducendo la loro superficie esterna per rallentare l’evaporazione dell’acqua contenuta nei loro corpi. Questo consente all’organismo di guadagnare tempo perché che si svolga la sintesi di sostanze protettive che andranno ad appoggiare lo strato già presente di chitina, nel loro rivestimento più esterno, per limitare ulteriormente la perdita di liquidi.
Nel caso di un abbassamento improvviso della temperatura invece, i tardigradi sono in grado di controllare il congelamento dei loro fluidi corporei affinché la cristallizzazione avvenga senza la rottura delle cellule del corpo.
Fino a poco tempo fa si pensava erroneamente che, in entrambi i casi, intervenisse un processo chiamato “anidrobiosi” provocato dalla sostituzione dell’acqua con un’altra molecola, il trealosio, uno zucchero disaccaride forma un gel che permette la conservazione delle strutture del tardigrado, come se l’animale venisse mummificato, fino alla cessazione dell’esposizione all’ambiente avverso
Studi più recenti hanno invece dimostrato come, nei tardigradi, tali funzioni vengano assicurate da proteine definite “intrinsecamente disordinate”, le quali hanno la caratteristica di essere prive di una struttura tridimensionale standard così da rendere impossibile la cristallizzazione dei minerali nel corpo ma allo stesso tempo bloccando le sostanze all’interno del corpo dell’animale grazie ad una matrice simile al vetro.
Recenti esperimenti hanno inoltre dimostrato come grazie a questo metodo per preservarsi, alcune specie possano sopravvivere fino a dieci giorni nello spazio.
Il Tardigrado è stato quindi scelto come prototipo per i primi viaggi interstellari, così da non mettere in pericolo gli astronauti e anche al fine di verificare se la vita terrestre possa esistere in altri pianeti.
Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo!A presto!