Squali

Avete sentito tutti parlare del film “lo Squalo“, un enorme predatore marino terrorizza i bagnanti di una spiaggia, ebbene oggi parleremo proprio del protagonista di questo film cercando di raccontare qualcosa di interessante e di sfatare alcuni falsi miti che certamente il film ha contribuito ad alimentare.

Partiamo col dire cos’è uno squalo: con il termine “squalo” non si identifica nessuna specie in particolare, è un nome generico per racchiudere al suo interno diversi organismi tra loro anche molto diversi. Partiamo quindi dal principio, tutte le specie di squali sono prima di tutto pesci, in particolare pesci dallo scheletro cartilagineo, o condroitti, e proprio a causa della cartilagine che costituisce le loro ossa essi non lasciano reperti perché la cartilagine non fossilizza come le ossa, uno scheletro di squalo antico è quindi molto raro da trovare perché la cartilagine inizia a decomporsi immediatamente dopo la morte dell’animale e molto rapidamente insieme ai tessuti molli. L’unica parte dello squalo che si fossilizza, perché non è costituita da cartilagine, sono i denti, di cui ne sono stati ritrovati diversi e di tutte le epoche.

Discendendo lungo l’albero filogenetico notiamo che da nessuna parte questi animali vengono chiamati effettivamente squali, gli insiemi filogenetici in cui sono racchiusi hanno diversi nomi, come Elasmobranchi e Selachiomorfi, ma mai con il nome a cui noi tutti siamo abituati. Il termine “squalo” infatti è un termine comune e non specifico che deriva dalla parola latina squalus, che significa tecnicamente “ruvido”, ad indicare la loro pelle scabra, essi infatti non possiedono la pelle a scaglie come gli altri pesci ma possiedono una pelle apparentemente liscia.

Nel caso vi capitasse mai uno squalo sottomano e decideste di accarezzarlo, fate molta attenzione perché la sua pelle, che può sembrare liscia e quasi di plastica, in realtà taglia poiché costituita da piccolissimi dentini molto simili a quelli nelle nostre bocche. Il metodo per non ferirsi è semplice: se potete, non accarezzatelo proprio, nonostante alcuni sembrino goffi possono girarsi e mordere da un momento all’altro, se però proprio non resistete alla tentazione accarezzatelo solo dalla testa verso la coda e mai al contrario, in modo da seguire l’orientamento delle asperità sulla sua pelle.

Ma a cosa può servire una pelle tagliente? Sicuramente è un buon deterrente per i predatori, ma la sua vera funzione è quella di intrappolare piccole bollicine d’aria al fine di rendere il corpo dello squalo più idrodinamico e di far impiegare meno energie all’animale per spostarsi. Tutto ciò è incredibilmente utile allo squalo perché, in caso non lo sapeste, la linea evolutiva degli squali è sprovvista di vescica natatoria, ovvero un’organo, in dotazione a molte specie di pesci, che è capace di riempirsi di gas e di permettere ad essi di galleggiare e di stabilire se risalire o inabissarsi. Essendone sprovvisti, possiamo dire che gli squali “non galleggiano”, farebbero quindi un enorme fatica già per mantenersi costanti ad una certa profondità, figuriamoci per muoversi.

In soccorso allo sprofondamento degli squali viene fortunatamente una loro innata capacità, possono riempire il loro grande fegato di una sostanza detta “squalene”, scoperta per la prima volta proprio in uno squalo ma in realtà presente in moltissime altre forme di vita incluso l’uomo. Lo squalene è un idrocarburo più leggero dell’acqua che quindi permette allo squalo di “alleggerirsi” e di riuscire a galleggiare nonostante l’assenza della vescica natatoria.

A dimostrazione di ciò possiamo notare che nonostante la mole di alcune specie, gli squali sono animali molto agili e veloci che non risentono minimamente dello svantaggio parzialmente colmato del galleggiamento. Tra le armi più formidabili e temute degli squali vi è senza dubbio la bocca, stracolma di denti appuntiti e seghettati che hanno come unico scopo quello di tranciare e staccare brandelli di carne dalla preda, denti robusti e forti ma scarsamente ancorati alla bocca, infatti i denti degli squali non sono attaccati ad un osso come i nostri ma si limitano ad essere ancorati alla sola gengiva. Per questo motivo ad ogni attacco uno squalo può perdere diversi denti, anche se a fronte dei quasi trecento denti nelle loro bocche, qualche perdita può sembrare poca cosa.

Il problema è che “un dente oggi, un dente domani” lo squalo arriverebbe a non averne più nel giro di qualche mese, ecco perché la natura ha dotato lo squalo di un sistema di ricambio dei denti costante, ogni dente che cade viene sempre sostituito da uno nuovo che cresce posteriormente ad esso e che viene portato in avanti come sotto l’effetto di un nastro trasportatore perenne. Si stima che uno squalo che abbia vissuto una vita di durata media, circa venticinque anni, possa arrivare ad aver cambiato fino a trentamila denti.

Tra le armi dello squalo però non rientra solo la temuta bocca,ma anche un sistema percettivo sorprendente. E’ risaputo che gli squali abbiano un olfatto sopraffino, così sensibile da permettere loro di individuare una goccia di sangue in una vasca olimpionica. A causa di questo olfatto evolutissimo si è sempre pensato che invece la vista fosse scarsa, come per compensare, in realtà però le ricerche hanno dimostrato che gli squali hanno un’ottima vista capace di mettere a fuoco anche nella penombra e in acque torbide.

L’asso nella manica degli squali però non risiede nei loro cinque sensi, bensì in due sensi aggiunti che molti animali non hanno. Il sesto senso degli squali, comune anche a molti altri pesci, è la cosiddetta “linea laterale”, un sistema di vescicole sottopelle nella zona dei fianchi che consentono ai pesci di percepire le vibrazioni e le variazioni di corrente marina presenti nell’acqua. Il settimo senso, il più sorprendente, è dato da una serie di recettori posti sulla punta del muso, solo degli squali e di pochissimi altri animali, chiamati “ampolle di Lorenzini” che consentono di percepire le onde elettromagnetiche emesse da ogni organismo vivente.

Grazie ai loro due sensi aggiunti gli squali si trasformano letteralmente in sonar dotati di fauci che pattugliano i mari, da notare è però che non tutti gli squali sono pericolosi, infatti alcuni sono troppo piccoli o addirittura non sono nemmeno carnivori. L’esempio più eclatante proviene dallo squalo balena, la specie di squalo più grande nonché più grande pesce esistente, questo gigante, che può raggiungere anche i dieci metri di lunghezza, è assolutamente innocuo, infatti non è carnivoro e alimenta la sua enorme mole cibandosi solo di plancton filtrandolo dall’acqua come fanno le balene.

Gli squali che però invece sono carnivori e sono abbastanza grandi per impensierirci sono animali da temere perché “un vero predatore non dorme mai”, e nel caso degli squali è proprio così, infatti gli squali non dormono. Il motivo di questa scelta è che in realtà la scelta non ce l’hanno proprio, la linea evolutiva degli squali è sprovvista di un sistema di convogliamento naturale che pompa direttamente l’acqua nelle branchie, per poter garantire un afflusso costante alle branchie quindi gli squali non possono permettersi di fermarsi mai, devono costantemente continuare a nuotare.

Sembra quindi ovvio che non potendosi mai fermare, dormire sia assolutamente fuori discussione, ma come è possibile sopravvivere senza dormire? Gli squali riescono a “spegnere” una parte del loro cervello e a mantenerne vigile una seconda, questa scissione del loro cervello gli consente di dormire e nuotare contemporaneamente.

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