Una sola specie per tutti

Ogni forma di vita conosciuta è stata inserita all’interno di una classificazione che prende il nome di “classificazione tassonomica” ovvero una serie di raggruppamenti di animali in contenitori a matrioska via via sempre più piccoli e specifici. Scegliendo un contenitore a caso esso contiene organismi che sono tra loro simili, maggiore è la profondità del contenitore nella classificazione e maggiori sono le affinità tra gli organismi che vi sono contenuti. 

Esistono altri tipi di classificazioni come per esempio il cosiddetto “albero filogenetico”, ovvero una sorta di grande albero genealogico che mostra le relazioni fondamentali di discendenza comune di gruppi tassonomici di organismi. Più vicine sono due organismi, maggiore è il loro grado di parentela e di conseguenza il loro antenato comune risulta essere più recente.

Rimanendo però sulla classificazione tassonomica, il contenitore più specifico è quello che raccoglie gli organismi in “specie”, ma cos’è una specie? Molti potrebbero pensare che una specie è composta da animali che hanno così tante analogie da essere indistinguibili, la natura tuttavia ci insegna che possono esistere organismi che apparentemente sono identici ma appartengono a due specie diverse. Le motivazioni sono per esempio da ricercare in fattori diversi dall’aspetto esteriore, come per esempio il comportamento o la dieta. Una prova è data per esempio dalla farfalla monarca e dalla farfalla viceré, se provate a guardare le loro foto risultano apparentemente identiche ma differiscono per alcuni comportamenti.

Com’è possibile quindi dare una definizione di specie se entrano in gioco anche fattori che a volte non sono apprezzabili? La scienza ha studiato a lungo questo problema ed è giunta alla conclusione che l’unica definizione di specie possibile è la seguente:”due organismi appartengono alla stessa specie quando sono in grado di incrociarsi tra di loro e di generare prole fertile”.Definita cos’è una specie, vi siete mai chiesti se esistono più specie umane? E le razze esistono? Anticipo la risposta per i più curiosi, no, esiste una sola specie umana ovvero quella di tutti noi, Homo sapiens ed ora andremo a spiegare il perché. 

L’idea delle razze ha sempre stuzzicato molte menti, soprattutto nel passato, per poter definitivamente sancire la superiorità dell’uomo bianco su tutti gli altri. Linneo, l’inventore della classificazione tassonomica, sosteneva che esistessero quattro specie diverse di esseri umani in base al colore della pelle ovvero: pelle bianca, pelle nera, pelle rossa e pelle gialla. Scientificamente però possiamo davvero parlare di razze umane intese come specie diverse? Si può dire che una sola è quella “originale”? Vediamolo ripercorrendo gli ultimi passi della nostra evoluzione.

Homo sapiens si è evoluto a partire dal suo antenato Homo erectus tra i duecentomila ed i centomila anni fa, di Homo erectus si sa che fosse un vero e proprio esploratore, di per certo fu la prima specie di ominide a lasciare l’Africa per stanziarsi nell’Europa del nord mezzo milione di anni fa. Quelle tribù di erectus si sono evolute in quello che è definito Homo sapiens neanderthalensis, meglio noto come uomo di Neanderthal. Possiamo quindi dire che per un certo periodo ci sono state diverse specie umane che hanno convissuto insieme, più o meno pacificamente. 

Una volta giunti a conoscenza della tendenza allo spostamento di Homo erectus gli scienziati hanno provato a concentrarsi sullo scoprire le dinamiche della nostra specie che evidentemente ha prevalso su tutte le altre. Sono state avanzate diverse ipotesi sul come possa essere successo, in particolare due risultavano molto gettonate. 

La prima ipotesi è quella definita “multiregionale”, ovvero quella che ipotizza un’uscita di Homo erectus dall’Africa piuttosto antica, le tribù si sarebbero stanziate in Asia, Europa ed America e si sarebbero evolute tutte individualmente in tribù di Homo sapiens con caratteristiche diverse tipiche delle diverse etnie di oggi. Secondo questa ipotesi le somiglianze tra le varie “razze” umane sarebbero minori vista la separazione in tempi più antichi. 

La seconda teoria, invece definita “monoregionale”, sostiene che Homo erectus si sia evoluto in Homo sapiens prima di uscire dall’Africa, una volta evoluto sapiens si sarebbe quindi sparpagliato per il mondo ma in tempi molto più recenti, questa teoria pone il momento della separazione tra “razze” molto più vicino ai giorni nostri e quindi tenderebbe a farci assomigliare di più tra di noi.

Per dare una risposta a queste due teorie, apparentemente entrambi plausibili, si è fatto ricorso all’analisi del DNA mitocondriale e del cromosoma Y in quanto entrambi frammenti di DNA definiti uniparentali, ovvero provenienti da un solo genitore, che rimangono quindi praticamente inalterati da una generazione all’altra. Questo ci ha permesso di guardarci indietro di molte decine di migliaia di anni e di constatare con certezza che l’antenato comune tra tutte le “razze” è piuttosto recente, confermando l’ipotesi monoregionale.

Con un antenato in comune così vicino non è possibile parlare di “specie” o “razze” umane diverse, anche perché tutte tra loro interfeconde, in più questa certezza sull’ipotesi monoregionale ci dice anche un’altra cosa ovvero quale sia l’Homo sapiens originale!

Secondo l’ipotesi monoregionale infatti Homo sapiens si è evoluto in Africa, possiamo quindi dire che l’etnia originale della specie umana è quella Africana dalla pelle scura dalla quale si sono evolute tutte le altre.

In poche parole quindi è errato rifilare l’attributo “di colore”, o altri peggiori, ad una persona di provenienza africana perché in realtà quelli strani saremmo noi uomini “pallidi”, semplici varianti del primo Homo sapiens africano di cui abbiamo semplicemente perso buona parte della melanina poiché alla nostra latitudine i raggi solari non sono così penetranti come invece sono in Africa. Alla faccia del razzismo!

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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