Ogni essere vivente possiede una particolarità che lo rende efficiente egli permette di sopravvivere, l’evoluzione quindi amplifica questi caratteri tipici rendendoli spesso unici. Queste particolarità sono moltissime e molto diverse tra loro come per esempio la presenza di corna, di unghie o di denti oppure certe capacità come il volo, la velocità nella corsa o il salto o ancora altre caratteristiche come l’essere estremamente piccoli o estremamente grandi.
In tutto questo elenco non abbiamo trovato nessuna caratteristica umana infatti l’essere umano è un animale di taglia media, né troppo piccoli per nascondersi dai predatori né troppo grandi per intimorirli con la nostra mole. Non abbiamo armi efficaci nel nostro arsenale: non abbiamo corna, né unghie, né denti che costituiscano una minaccia per chi vuole mangiarci. Non siamo corridori veloci, non sappiamo volare e non sappiamo nuotare o scavare velocemente… I nostri antenati erano abili arrampicatori ma noi abbiamo perso questa capacità con l’evoluzione, evoluzione che che alla luce questo elenco di cose che non sappiamo fare sembra proprio averci voluto far diventare gli animali più sfortunati del pianeta.
Eppure siamo la specie dominante sul pianeta… Com’è possibile? Perché la nostra arma vincente non si vede e a dirla tutta non è nemmeno un’arma. Il nostro cervello è il più evoluto di tutti e grazie ad esso siamo stati in grado di sostituire la nostra capacità di adattamento ad un ambiente con la capacità di adattare l’ambiente alle nostre necessità. In parole povere non avendo unghie o corna costruiamo utensili per cacciare, non avendo pelo costruiamo case per ripararci e accendiamo il fuoco per riscaldarci e non essendo veloci cavalchiamo altri animali che invece lo sono. La lista sarebbe davvero infinita ed il merito di tutto ciò va al nostro cervello che in noi è così sviluppato da renderci l’unica specie sulla Terra in grado di trasformare l’ambiente.
Il cervello è sempre stato una carta vincente anche quando non era cosi evoluto, nei nostri antenati primati infatti era già una caratteristica che li rendeva estremamente efficienti in natura. Avendo detto prima che la selezione naturale tende ad amplificare tutto ciò che ha riscosso successo nell’ambiente è naturale che sia avvenuto anche nel caso del cervello dell’uomo che dai quattrocentocinquanta centimetri cubici circa dei nostri più lontani antenati è cresciuto fino ai milletrecento centimetri cubici della nostra specie. La regola quindi è “più cervello e più intelligenza”? Non proprio.
Se ci pensiamo infatti il nostro cervello pesa al massimo un chilogrammo e mezzo ma esistono animali con volumi molto maggiori del nostro basti pensare agli elefanti o alle balene… Quindi quali sono i principi che regolano il rapporto tra dimensioni del cervello ed intelligenza? Vediamoli insieme.
Innanzitutto c’è da considerare che un cervello più grande spesso non è correlato ad una maggiore presenza di neuroni, l’elefante infatti ha un cervello che pesa più del doppio del nostro ma ha circa un terzo dei nostri neuroni, in altre parole il nostro cervello è più denso.
C’è da considerare anche il rapporto tra il la massa del cervello e la massa corporea, infatti benché il cervello dell’elefante sia più di due volte più pesante del nostro questa stessa proporzionalità non è rispettata per quanto riguarda i rapporti tra le masse corporee. Il grande pachiderma infatti è molto più pesante di noi rispetto a quanto lo sia il suo cervello paragonato al nostro.
Un secondo aspetto da sottolineare, che è collegato al primo, è che i neuroni più sono sviluppati e più sono ridotti in dimensioni in favore invece di un numero maggiore di connessioni con i neuroni vicini. Che un neurone più piccolo, quindi meno voluminoso, sia più efficiente di un neurone più grande sembra quasi paradossale ma incredibilmente è così.
Ciò che davvero conta per determinare l’intelligenza e le capacità di ragionamento di un animale è quanto è fitta la rete di connessioni tra i suoi neuroni. Un esempio è portato dal caso di Albert Einstein, che aveva un cervello perfettamente nella media, se guardiamo alle dimensioni e al peso, le particolarità che si pensa possano rendere conto delle sue doti matematiche eccezionali risiedono nell’elevato numero di connessioni tra i neuroni in più alcune regioni cerebrali presentavano circonvoluzioni e pieghe in misura superiore alla norma. In aggiunta a ciò la corteccia prefrontale risultava analogamente più grande della media ed il corpo calloso, responsabile della comunicazione tra emisfero destro e sinistro del cervello, risultava più spesso e quindi più efficiente.
Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!