La pompa perpetua

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Oggi in questo articolo parleremo del cuore, dimenticatevi i sentimenti che spesso sono associati a questa parte del nostro corpo perché oggi ci buttiamo a capofitto sull’anatomia cercando di capire, senza andare troppo nel dettaglio, come funziona il nostro instancabile organo rosso.

Partiamo col dire che il cuore è un organo impari, ovvero è presente in singola copia nel nostro corpo. Questa non è una notiziona, lo sapevate ovviamente già tutti tuttavia c’è una importante implicazione riguardo a questa caratteristica, il cuore infatti è unico ma è decentrato verso sinistra rispetto all’asse corporeo, questo vuol dire che va ad occupare con il suo volume una parte del torace che sarebbe destinata al polmone sinistro, ciò significa che a causa della posizione del cuore i due polmoni hanno dimensioni diverse, il destro più grande mentre il sinistro più piccolo.

Se nella vita ci dovesse capitare di dover rinunciare ad un polmone, sareste “fortunati” se vi lasciassero il destro e perdeste il sinistro in quanto il primo offrirebbe una superficie per l’ingresso di ossigeno nel sangue maggiore.

Il cuore pesa circa trecento grammi, possiede all’incirca le dimensioni di una mano chiusa a pugno ed è un organo cavo compartimentato, ovvero che presenta delle pareti interne che ne dividono la cavità in diversi compartimenti, per la precisione quattro, due atrii e due ventricoli. Gli atrii sono posti superiormente e non comunicano tra di loro, stessa cosa vale per i ventricoli posti inferiormente. La comunicazione avviene solamente tra un atrio ed il ventricolo sottostante.

Chiariamo subito un dubbio che magari per molti di voi non lo è. Dire atrio destro o atrio sinistro vuol dire riferirsi a queste componenti anatomiche dal punto di vista del paziente, infatti avendo di fronte un cuore il suo atrio sinistro dal nostro punto di vista di osservatore risulterà essere a destra. E’ importante chiarire che il punto di vista utilizzato convenzionalmente per stabilire quale sia la destra e quale la sinistra è quello del possessore del cuore, ragion per cui in tutte le immagini destra e sinistra ad un osservatore esterno risultano scambiate.

Chiarito questo punto è ora possibile parlare della circolazione sanguigna. Il termine “circolazione” fa pensare ad una sorta di moto del sangue su un percorso circolare, in realtà il modello schematico per riassumere il percorso del cuore all’interno del nostro corpo è, in maniera molto semplificata, quello di un otto. Infatti considerando un singolo globulo rosso presente nel sangue esso passa due volte per il cuore prima di tornare a contatto con lo stesso organo, il termine circolazione non è quindi utilizzato per descrivere un flusso circolare ma bensì per descrivere un moto in circolo, ossia che segue sempre un percorso associabile ad una linea chiusa che quindi rende il moto ripetitivo e sempre uguale nel tempo.

Abbiamo quindi capito che la circolazione sanguigna riconduce sempre al punto di partenza per cui non è importante da dove si voglia partire per descrivere tutte le tappe, tanto il percorso lungo una linea chiusa obbliga per forza a passare per ognuna di queste.

Prima di descrivere il percorso del sangue pompato dal cuore in tutto il corpo chiariamo lo scopo della circolazione: il sangue raggiunge tutti gli organi a cui fornisce sostanze nutritive e da cui ritira le sostanze di rifiuto per poterle portare agli organi che le smaltiscono. Tra tutte le sostanze il sangue ha il compito di consegnare ossigeno inspirato nei polmoni e di ritirare anidride carbonica da poter rilasciare sempre nei polmoni che la espelleranno all’esterno con l’espirazione. Il sangue trasporta quindi moltissime sostanze tra cui ormoni, colesterolo, glucosio e ossigeno, in questo articolo parleremo però soprattutto di quest’ultimo.

Avendo le basi necessarie possiamo ora descrivere tutte le tappe della circolazione partendo dal sangue povero di ossigeno (consegnato agli organi) e ricco di anidride carbonica (ritirato dagli stessi). Il sangue povero di ossigeno viene raccolto dalle vene del corpo che le convogliano in due grandi vene: la vena cava superiore e la vena cava inferiore, questi due grandi vasi confluiscono entrambe nell’atrio destro, con i suoi battiti il cuore fa contrarre le pareti dell’atrio destro il cui sangue viene convogliato nel ventricolo destro. Con una successiva contrazione del ventricolo il sangue viene pompato fuori dal cuore. Contemporaneamente alla contrazione del ventricolo destro si va a chiudere una valvola posta tra quest’ultimo e l’atrio destro, la valvola prende il nome di valvola tricuspide e ne ritroviamo una analoga tra atrio sinistro e ventricolo sinistro che prende il nome di valvola bicuspide o mitrale.

Lo scopo della chiusura delle valvole è quello di impedire il reflusso di sangue nell’atrio al momento della contrazione del ventricolo. In questo momento quindi il sangue che si vede quindi costretto verso l’unica uscita che si apre sul ventricolo destro, l’arteria polmonare, che conduce ,come si può intuire, ai polmoni dove avviene la cessione di anidride carbonica e l’ossigenazione del sangue. Il sangue ossigenato viene raccolto da vene e convogliato nella vena polmonare che sfocia nell’atrio sinistro che con la sua contrazione lo dirige nel ventricolo sinistro. Segue come da regime la contrazione del ventricolo sinistro, la contemporanea chiusura della valvola bicuspide e l’uscita del sangue dal ventricolo sinistro attraverso quello che viene ritenuto il vaso più grande del corpo: l’arteria aorta, che ha un diametro circa pari a quello di un manico di scopa.

Ripercorrendo tutto il percorso del sangue risulta quindi chiaro il motivo che ha impedito la comunicazione reciproca tra i due atrii e quella tra i due ventricoli, questa divisone serve ad impedire la mescolanza di sangue ossigenato con sangue povero di ossigeno, i quali infatti hanno direzioni e destini diversi.

Parlando invece dei vasi, le autostrade del sangue, ci sono alcuni miti da sfatare. Non so voi ma io fino a dieci anni fa pensavo che solamente sotto il nome di “vene” si potessero includere tutti vasi, è ovviamente comico ma ho scoperto che metà dei canali sanguigni in realtà si chiamavano arterie. Appurato su di me che questo errore può essere commesso è bene chiarire la differenza tra vene ed arterie anche a tutte le persone che la pensano tutt’ora come la pensavo io. Molti pensano che le arterie siano quei vasi che trasportano sangue ricco di ossigeno e che le vene siano invece i canali di passaggio del sangue che ne è povero. Questo tipo di idea, che purtroppo ho avuto modo di leggere anche su diversi libri di testo, è sbagliata. Le arterie sono quei vasi che conducono il sangue fuori dal cuore verso gli organi, mentre le vene sono quei vasi che riconducono il sangue dagli organi verso il cuore.

Infatti rileggendo le tappe della circolazione sanguigna si può notare che l’arteria polmonare trasporta sangue povero di ossigeno mentre la vena polmonare trasporta sangue ricco di ossigeno proveniente dai polmoni. Non fatevi ingannare dai colori utilizzati dai libri (blu per il sangue deossigenato e rosso per il sangue ossigenato), che a volte possono essere devianti poiché utilizzanti seguendo la concezione di vene e arterie appena detta falsa.

Analizzata la circolazione del cuore abbiamo quindi avuto modo di vedere come effettivamente le circolazioni siano invece due, una piccola detta anche “polmonare” ed una grande detta anche “sistemica” le quali vedono come punto di incontro dell’ipotetico otto che descrivono proprio il cuore.

Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo! A presto!

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